Un gruppo di ricerca coordinato dall’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” e dal Cnr-Igb di Napoli ha identificato un meccanismo molecolare che permetterebbe alle cellule del tumore ovarico di sopravvivere alla chemioterapia e di dare recidive. I risultati sono pubblicati sulla rivista Molecular Cancer.
Il carcinoma ovarico di alto grado è una neoplasia ginecologica ancora difficile da curare. Nonostante i progressi nelle terapie, la maggior parte delle pazienti va incontro nel tempo a recidive, spesso a causa della comparsa di resistenza ai trattamenti chemioterapici.
I risultati dello studio hanno mostrato un ruolo inaspettato del recettore dei glucocorticoidi. Tra questi vi sono ormoni come il cortisone o simili, farmaci comunemente somministrati durante la chemioterapia per prevenire reazioni di ipersensibilità e ridurre la tossicità dei farmaci antitumorali. Tuttavia il loro impatto sulla progressione tumorale rimane ancora poco chiaro.
I dati raccolti indicano che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi è in grado di regolare diversi processi chiave della progressione tumorale, tra cui la transizione epitelio-mesenchimale, l’eterogeneità cellulare, la capacità migratoria delle cellule tumorali e la resistenza al cisplatino, uno dei principali chemioterapici utilizzati nelle terapie contro il tumore ovarico.
Gli studi sono stati condotti in colture cellulari in tre dimensioni, con cui si è cercato di riprodurre più fedelmente l’ambiente tumorale rispetto alle colture in singolo strato.
«I risultati ottenuti - commenta Gilda Cobellis, docente dell'Ateneo Vanvitelli e coautrice della ricerca - hanno mostrato che l’attivazione del recettore dei glucocorticoidi può indurre nelle cellule tumorali uno stato di proliferazione lenta ma reversibile, anche detto stato dormiente».
In particolare «la dormienza cellulare è associata a cambiamenti metabolici guidati da tale recettore. Ciò suggerisce una stretta connessione tra la plasticità tumorale e i segnali provenienti dal microambiente» sottolinea Eduardo Jorge Patriarca, ricercatore del Cnr-Igb e coautore dell’articolo.
Secondo i ricercatori, piccoli insiemi di cellule tumorali dormienti potrebbero sopravvivere ai trattamenti chemioterapici e riattivarsi successivamente, riprendendo il ciclo cellulare e dando origine alla ricomparsa della malattia. La condizione di dormienza potrebbe spiegare uno dei principali meccanismi alla base delle recidive nel carcinoma ovarico.
I risultati dello studio aprono nuove prospettive per la comprensione dei meccanismi di resistenza terapeutica e di recidiva tumorale. Inoltre suggeriscono una possibile nuova strada per migliorare l’efficacia delle terapie contro il carcinoma ovarico di alto grado. I dati andranno ora validati in ulteriori studi preclinici e clinici.
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