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DidascaliaImmagine: National Center for Advancing Translational Sciences from Bethesda, MD, Public domain, via Wikimedia Commons
Due pazienti affetti da neuromielite ottica refrattaria, una rara e grave malattia autoimmune del sistema nervoso centrale, sono rimasti in remissione per oltre quindici anni dopo aver ricevuto un trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche. Lo riporta Nature, dando conto dei risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Med, che documenta uno dei più lunghi periodi di remissione mai osservati per questa patologia dopo un intervento di questo tipo.
La neuromielite ottica è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca per errore strutture del sistema nervoso centrale, in particolare il nervo ottico e il midollo spinale. Gli episodi infiammatori possono provocare danni neurologici permanenti, con conseguenze che vanno dalla riduzione della vista fino alla cecità, dalla perdita di sensibilità a gravi deficit motori. Sebbene negli ultimi anni siano state sviluppate terapie in grado di ridurre il rischio di ricadute, una parte dei pazienti continua a presentare forme particolarmente aggressive e resistenti ai trattamenti disponibili.
Lo studio è stato condotto da ricercatori dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, centro che da anni si occupa di trapianti e malattie autoimmuni.
I due casi riguardano un uomo e una donna sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche dopo un decorso particolarmente severo della malattia. L'intervento consiste nella sostituzione del sistema immunitario del paziente con cellule provenienti da un donatore compatibile. L'obiettivo è eliminare le cellule immunitarie responsabili dell'attacco autoimmune e consentire la ricostruzione di un nuovo sistema immunitario.
Secondo gli autori, si tratta dei primi pazienti al mondo trattati con questa procedura specificamente per la neuromielite ottica. Durante il lungo periodo di osservazione successivo al trapianto, nessuno dei due ha manifestato nuove ricadute della malattia. Le analisi cliniche e immunologiche effettuate negli anni hanno inoltre mostrato una persistente stabilità delle condizioni dei pazienti.
Come riferisce Nature, i ricercatori ritengono che il trapianto possa aver prodotto una profonda riorganizzazione del sistema immunitario, eliminando i meccanismi alla base della risposta autoimmune. In particolare, il nuovo sistema immunitario derivato dal donatore sembra aver mantenuto nel tempo una condizione di tolleranza verso i tessuti dell'organismo, impedendo la riattivazione della malattia.
Lo studio descrive anche la scomparsa degli anticorpi diretti contro l'acquaporina-4, una proteina presente nelle cellule del sistema nervoso centrale che rappresenta il principale bersaglio della risposta autoimmune nella maggior parte dei pazienti con neuromielite ottica. Secondo gli autori, questo dato rafforza l'ipotesi che il trapianto abbia modificato in modo duraturo i meccanismi immunologici responsabili della patologia.
I risultati assumono particolare rilievo anche alla luce della natura cronica della neuromielite ottica. Nella maggior parte dei casi i pazienti necessitano infatti di terapie immunosoppressive o immunomodulanti continuative per contenere il rischio di nuove crisi. Una remissione protratta per oltre quindici anni rappresenta quindi un dato eccezionale e potenzialmente indicativo di una modifica duratura dei processi patologici alla base della malattia.
Il lavoro si distingue anche rispetto alle esperienze maturate con il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, nel quale vengono utilizzate cellule dello stesso paziente. Questo approccio è stato studiato più ampiamente nelle malattie autoimmuni e ha mostrato la capacità di controllare la neuromielite ottica per periodi anche lunghi, ma con ricadute che possono comparire nel tempo. Nei due casi descritti dal gruppo del San Raffaele, invece, la remissione è proseguita per oltre quindici anni senza nuovi episodi di malattia.
Gli autori dello studio sottolineano comunque che le conclusioni devono essere interpretate con cautela. Il lavoro riguarda infatti soltanto due pazienti e non consente di stabilire con certezza se i risultati possano essere replicati su scala più ampia. Saranno necessari ulteriori studi clinici per valutare l'efficacia della procedura in un numero maggiore di persone e per identificare i pazienti che potrebbero trarne il maggiore beneficio.
Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rimane inoltre una procedura complessa e associata a rischi significativi, tra cui infezioni, tossicità legate al trattamento e malattia del trapianto contro l'ospite, una complicanza in cui le cellule immunitarie del donatore attaccano i tessuti del ricevente. Per questo motivo l'approccio viene generalmente preso in considerazione soltanto nei casi più gravi e resistenti alle terapie convenzionali.
Nonostante questi limiti, secondo gli autori il lavoro fornisce una prova di principio importante e suggerisce che la sostituzione del sistema immunitario possa rappresentare una strategia terapeutica promettente non solo per la neuromielite ottica, ma anche per altre malattie autoimmuni severe. I risultati ottenuti nei due pazienti costituiscono una base per future sperimentazioni cliniche finalizzate a comprendere se remissioni così durature possano essere raggiunte anche in una popolazione più ampia.
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