Sclerosi multipla: è il virus della mononucleosi la causa della malattia?

Lo studio

Sclerosi multipla: è il virus della mononucleosi la causa della malattia?

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Immagine: Unknown photographer, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Uno studio su Science attribuisce per la prima volta al virus di Epstein-Barr una responsabilità diretta nell’insorgenza della sclerosi multipla. Se così fosse la malattia potrebbe essere prevenuta sviluppando un vaccino contro il virus o curata con specifici antivirali

Non è più solo un fattore di rischio come altri, non si parla più di semplice associazione o di “concorso di colpa”, il “capo di imputazione” si aggrava: il virus di Epstein-Barr (Ebv) diventa la principale causa della sclerosi multipla. 

A dirlo sono gli scienziati dell’Harvard T.H. Chan School of Public che da anni stanno cercando di capire, come altri ricercatori in tutto il mondo (tra cui scienziati italiani), quale sia il vero ruolo dell’Ebv nell’insorgere della sclerosi multipla. L’ipotesi che questo microrganismo della famiglia degli Herpesvirus, la stessa di varicella, fuoco di S. Antonio ed herpes labiale o genitale, noto soprattutto per causare la mononucleosi, sia coinvolto nella malattia autoimmune che colpisce i nervi è presa seriamente in considerazione da tempo. All’inizio l’Ebv veniva considerato solamente uno dei potenziali fattori di rischio, poi sono emersi numerosi indizi di una possibile responsabilità diretta nello sviluppo della sclerosi multipla. Oggi si va oltre e per la prima volta l’Ebv viene indicato come causa principale della risposta immunitaria che dà origine alla sclerosi multipla. Lo studio che potrebbe segnare un punto di svolta nell’ambito delle ricerche sulla malattia è stato pubblicato su Science

«L’ipotesi che il virus di Epstein-Barr causi la sclerosi multipla è stata studiata dal nostro gruppo e da altri per diversi anni, ma questo è il primo studio che fornisce prove convincenti di un legame di causalità. Si tratta di un grande passo avanti perché suggerisce che la maggior parte dei casi di sclerosi multipla potrebbe essere prevenuta fermando l'infezione dal virus di Epstein-Barr e che prendere di mira il virus di Epstein-Barr potrebbe portare alla scoperta di una cura», ha dichiarato Alberto Ascherio, professore di epidemiologia e nutrizione presso la Harvard Chan School e autore senior dello studio.

La sclerosi multipla è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale che danneggia la guaina di mielina che protegge i neuroni nel cervello e nel midollo spinale. Il virus di Epstein-Barr, capace di restare a lungo latente nell’organismo, è da molto tempo nella lista dei principali sospettati, ma non è stato possibile finora dimostrare una responsabilità diretta nell’insorgenza della malattia perché questo virus infetta circa il 95 per cento della popolazione e la sclerosi multipla può insorgere anche dieci anni dopo aver contratto l’infezione. 

Per riuscire a trovare una relazione di causa ed effetto tra virus di Epstein-Barr e sclerosi multipla, i ricercatori di Harvard hanno passato in rassegna i dati clinici di più di 10 milioni di adulti in servizio permanente nell’esercito degli Stati Uniti individuando 955 persone con sclerosi multipla. Gli scienziati hanno analizzato i campioni di sangue prelevati dai militari ogni due anni    in cerca di tracce di diversi tipi di virus. Dall’indagine è emerso che la probabilità di sviluppare la sclerosi multipla per chi aveva avuto un’infezione di Epstein-Barr aumentava di 32 volte mentre altri tipi di virus non incidevano per nulla sul rischio di sviluppare la malattia autoimmune.

Inoltre i livelli della catena leggera dei neurofilamento, un biomarcatore della degenerazione nervosa tipica della sclerosi multipla, risultavano aumentati solo dopo l'infezione da virus di Epstein-Barr. Questi risultati, spiegano i ricercatori, non possono essere spiegati da alcun altro fattore di rischio noto per la sclerosi multipla e suggeriscono che il virus di Epstein-Barr sia la causa principale della malattia. 

Il lungo intervallo di tempo che generalmente trascorre tra l’infezione e la sclerosi multipla dipenderebbe, secondo gli scienziati, in parte dal fatto che i primi sintomi della malattia passano inosservati e la diagnosi tarda ad arrivare e in parte da un prolungato “tira e molla” tra il virus e il sistema immunitario, con il primo che cerca di provocare una reazione e il secondo che tenta di resistere. 

Se avessero ragione i ricercatori di Harvard e se i loro risultati venissero considerati la definitiva pistola fumante che dimostra il ruolo diretto del virus di Epstein-Barr nell’insorgere della sclerosi multipla, si aprirebbero nuovi scenari per la cura e la prevenzione. 

 «Attualmente non c'è modo di prevenire o trattare efficacemente l'infezione dal virus di Epstein-Barr, ma un vaccino o dei farmaci antivirali specifici per potrebbero in definitiva prevenire o curare la sclerosi multipla», ha affermato Ascherio.