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DidascaliaImmagine: Rhoda Baer (Photographer), Public domain, via Wikimedia Commons
La psilocibina, un composto psichedelico di origine naturale, potrebbe prevenire uno degli effetti collaterali più debilitanti e frequenti dei trattamenti oncologici: la neuropatia periferica indotta da chemioterapia. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science, che potrebbe rendere possibile nuove strategie di prevenzione degli effetti collaterali della chemio: la ricerca ha infatti mostrato - per il momento in modelli preclinici - che la somministrazione preventiva di poche dosi di psilocibina prima del ciclo chemioterapico è in grado di bloccare l'insorgenza di lesioni nervose, persino dopo cicli ripetuti, senza compromettere l'efficacia antitumorale dei farmaci salvavita.
La neuropatia periferica indotta da chemioterapia colpisce oltre il 60% dei pazienti sottoposti a determinate cure oncologiche, come quelle a base di platino e taxani, causando sintomi persistenti quali dolore cronico, formicolio, alterazioni della sensibilità al freddo, bruciore e intorpidimento. Queste condizioni non solo riducono drasticamente la qualità della vita dei sopravvissuti, ma possono costringere i medici a ridurre i dosaggi o a interrompere prematuramente i trattamenti oncologici. A oggi non esistono strategie preventive efficaci per questa condizione e le terapie disponibili offrono soltanto un sollievo limitato.
A livello cellulare, la chemioterapia danneggia i mitocondri – le strutture intracellulari deputate alla produzione di energia – riducendone la quantità e bloccandone il movimento all'interno delle fibre nervose. La ricerca ha dimostrato che la psilocibina attiva una specifica via di segnalazione che preserva il trasporto dei mitocondri, garantendo un apporto energetico adeguato alle terminazioni nervose anche sotto stress farmacologico.
«C'è un bisogno urgente di trattamenti che prevengano i danni ai nervi senza interferire con la chemioterapia salvavita», ha dichiarato il dottor Moran Amit, tra gli autori dello studio. «Questi risultati offrono importanti spunti su come la psilocibina possa proteggere i nervi prima che si verifichi il danno, piuttosto che curare i sintomi dopo che sono diventati persistenti».
«La psilocibina fa molto di più che ridurre i segnali di dolore proteggendo i nervi stessi attraverso la fornitura di energia», ha aggiunto Patrick Dougherty. «Questo effetto neuroprotettivo potrebbe aiutare i pazienti a sopportare lo stress della chemioterapia, mantenendo sensibilità, mobilità e qualità della vita durante il trattamento e a lungo termine».
I risultati positivi ottenuti nei modelli murini – dove la protezione è durata fino a sei cicli di chemioterapia senza ridurre l'efficacia antitumorale di farmaci come cisplatino, paclitaxel e docetaxel – saranno la base per avviare una sperimentazione sull'uomo che valuterà l'efficacia della psilocibina durante la chemioterapia in pazienti affetti da diverse tipologie di cancro, con l'obiettivo di verificare se la protezione osservata in laboratorio si traduca in una reale riduzione clinica della neuropatia.
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