L'analisi
Nel 2025 ogni giorno 23 mila bambini sono nati in aree di conflitto o colpite da disastri climatici
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    Yemen
    Didascalia
    Credits: Ahmed Al Basha/Save the Children
Redazione
Save the Children: 7,7 milioni di bambini sono nati in 43 luoghi colpiti da crisi umanitarie

Tra gennaio e fine novembre 2025 circa 7,7 milioni di bambini, cioè 23 mila al giorno in media, sono nati in 43 luoghi colpiti da crisi umanitarie, circa il 10% in più rispetto a cinque anni fa, nel 2021, quando il totale era di circa 7 milioni di bambini: è uno dei risultati di un'analisi condotta da Save the Children su dati delle Nazioni Unite.

L'Organizzazione umanitaria stima che sette bambini su dieci siano nati o siano fuggiti da conflitti, come in Sudan e Gaza, dove madri e neonati sono quotidianamente a rischio a causa della mancanza di cibo, delle restrizioni all’accesso agli aiuti, della mancanza di cure materne e neonatali, della distruzione di ospedali e centri sanitari, e vivono ormai in una situazione di stress cronico. Il numero di bambini che vivono in zone di conflitto ha raggiunto il massimo storico di 520 milioni nel 2024.

A livello globale, si stima che ogni anno muoiano 2,4 milioni di neonati e che altri 1,9 milioni nascano morti, la maggior parte dei quali nei Paesi a basso e medio reddito. In Yemen, dove oltre un decennio di conflitto e collasso economico ha portato a una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, si stima che quest'anno siano nati 1.800 bambini al giorno, nonostante i tagli agli aiuti abbiano costretto le Organizzazioni umanitarie a ridurre o sospendere le operazioni, compresi i trattamenti salvavita per la salute e la malnutrizione.

«Ogni giorno, in media, circa 23.000 bambini vengono al mondo in alcune delle peggiori crisi mondiali – racconta Abraham Varampath, responsabile di salute, nutrizione e acqua, servizi igienico-sanitari di Save the Children - a causa di ospedali scarsamente attrezzati o sistemi sanitari distrutti da attacchi e restrizioni in luoghi come Gaza e il Sudan. Tante madri sono costrette a intraprendere viaggi pericolosi per cercare un luogo sicuro in cui partorire, un rischio enorme durante emergenze, come inondazioni e ondate di calore. Invece di ricevere cure neonatali di qualità e un’accoglienza calorosa per l’inizio della loro vita – aggiunge Varampath - molti di questi bambini devono lottare per la sopravvivenza fin dal momento della nascita». Eppure la maggior parte dei decessi neonatali e materni sarebbe prevenibile attraverso l'accesso a un supporto qualificato al parto e a un'assistenza sanitaria di qualità. «Dobbiamo garantire finanziamenti continui – sostiene il rappresentante di Save the Children - per l'assistenza sanitaria di base, inclusa l'assistenza materna e neonatale, e garantire che i tagli agli aiuti non mettano a repentaglio la vita dei bambini fin dai loro primi momenti».

Save the Children chiede pertanto ai leader mondiali e ai responsabili politici di proteggere e aumentare i finanziamenti per le iniziative di salute materna, neonatale e infantile, e di reclutare e formare operatori sanitari, in particolare ostetriche, infermieri e operatori sanitari di comunità. L'Organizzazione esorta inoltre la comunità internazionale ad adottare misure urgenti per affrontare i conflitti e i disastri climatici che devastano i sistemi sanitari, sradicano le famiglie e impediscono ai bambini e alle loro madri di accedere a cibo, servizi sanitari e nutrizionali.

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