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DidascaliaImmagine: Visitor7, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
I nuovi casi di tumore nel mondo potrebbero arrivare a sfiorare i 35 milioni all'anno entro il 2050 se non saranno adottate misure urgenti per rafforzare la prevenzione, la diagnosi e l'accesso alle cure. È quanto emerge dal Global Status Report on Cancer 2026 pubblicato oggi dall'Organizzazione mondiale della sanità, realizzato con il contributo dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
Secondo il rapporto, il cancro provoca ogni giorno oltre 26 mila decessi nel mondo. Attualmente si registrano circa 20,6 milioni di nuovi casi e quasi 10 milioni di morti ogni anno, rendendolo la seconda causa di morte a livello globale dopo le malattie cardiovascolari.
L'Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che invertire questa tendenza richiederà un cambiamento profondo verso un approccio centrato sulla persona, capace di rispondere ai bisogni sanitari e alle esperienze vissute dalle persone colpite e dalle loro comunità.
«Il cancro è una malattia profondamente personale che tocca quasi tutti noi. Ma la possibilità di sopravvivere a un tumore non dovrebbe mai dipendere dal luogo in cui una persona è nata o da quanto guadagna», ha dichiarato il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. «Le disuguaglianze documentate in questo rapporto non sono inevitabili: sono il risultato di scelte e possono essere superate attraverso un'azione più forte e unitaria.»
Il documento evidenzia come persistano e, in alcuni casi, si amplino le disuguaglianze nell'accesso alla prevenzione, alla diagnosi precoce, ai trattamenti e alle cure di supporto. Meno di un Paese su tre include infatti l'assistenza oncologica nei pacchetti di copertura sanitaria universale.
Le disparità emergono anche dagli esiti delle cure. Nei Paesi ad alto reddito l'87% delle donne con tumore della mammella è vivo a cinque anni dalla diagnosi, mentre nei Paesi a basso reddito la quota scende a circa il 42%.
Il rapporto rileva inoltre che il cancro rappresenta una delle principali cause di difficoltà economiche e sociali per le famiglie. La prima indagine condotta dall'Organizzazione mondiale della sanità tra persone colpite dalla malattia mostra che almeno il 45% affronta difficoltà finanziarie, oltre la metà riferisce problemi di salute mentale e quasi tutti i caregiver segnalano un forte carico assistenziale, comprensivo di attività non retribuite e isolamento sociale.
Sul piano geografico, nel 2024 l'Asia ha concentrato oltre la metà dei nuovi casi di tumore (50,7%) e dei decessi (56,5%), anche in ragione della dimensione della popolazione. L'Europa ha invece registrato un peso sproporzionato della malattia, con il 21% dei casi e il 20% delle morti mondiali pur rappresentando circa il 9% della popolazione globale. In numerosi Paesi africani e in alcune aree dell'Asia l'incidenza risulta inferiore, ma la mortalità resta relativamente elevata.
Il tumore del polmone continua a rappresentare la principale causa di morte per cancro nel mondo. Tra gli uomini, i tumori del polmone, della prostata e del colon-retto figurano tra le forme più diffuse, mentre tra le donne il maggiore impatto è attribuibile ai tumori della mammella, del polmone e del colon-retto.
Secondo l'analisi, quasi quattro casi di tumore su dieci sono associati a fattori di rischio prevenibili, tra cui infezioni come il papillomavirus umano, i virus dell'epatite B e C e l'Helicobacter pylori, oltre al consumo di alcol e tabacco, all'eccesso di peso e alla scarsa attività fisica.
«Sebbene stiamo osservando una riduzione dell'incidenza di alcuni tumori nei Paesi che hanno adottato politiche di prevenzione, i progressi sono stati troppo lenti», ha affermato Elisabete Weiderpass, direttrice dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. «Il profilo del cancro sta cambiando ed è sempre più influenzato dall'aumento dell'obesità, della sedentarietà, delle diete non salutari e dell'inquinamento atmosferico. La prevenzione del cancro deve rimanere una priorità politica.»
Il rapporto segnala comunque alcuni progressi. Dal 2010 il consumo di tabacco è diminuito del 27%, contribuendo alla riduzione dei casi e dei decessi per tumore del polmone in alcune regioni. Anche i tumori correlati alle infezioni sono in diminuzione grazie all'estensione delle campagne vaccinali, al miglioramento dell'accesso ad acqua sicura, servizi igienico-sanitari e pratiche di igiene, nonché alle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
È inoltre aumentato l'impegno politico: l'82% dei Paesi dispone oggi di un piano nazionale per il controllo del cancro, rispetto al 50% del 2010. Nei Paesi ad alto reddito i programmi di diagnosi precoce consentono di individuare la maggior parte dei tumori della mammella e il 74% delle donne viene sottoposto a screening per il tumore della cervice uterina. Parallelamente cresce l'attività di ricerca, con un incremento medio annuo del 7,3% degli studi clinici registrati tra il 2005 e il 2021.
Nonostante questi risultati, l'Organizzazione mondiale della sanità evidenzia che i progressi non si traducono ancora, con la rapidità necessaria, in un accesso equo alle cure. Nei Paesi a basso e medio-basso reddito la disponibilità dei venti principali farmaci oncologici prioritari varia tra il 9% e il 54%, contro percentuali comprese tra il 68% e il 94% nei Paesi ad alto reddito.
«Il cancro non è soltanto una diagnosi medica: influisce profondamente e in modo duraturo su ogni aspetto della vita di una persona e della sua famiglia», ha dichiarato Clarissa Schilstra, sopravvissuta a un tumore pediatrico e responsabile dell'indagine dell'Organizzazione mondiale della sanità. «Invitiamo i decisori politici a coinvolgere in modo significativo le persone colpite dal cancro. Dando voce alle nostre esperienze vissute, possiamo contribuire a definire soluzioni più eque ed efficaci per proteggere e promuovere la salute e il benessere delle future generazioni.»
Il rapporto invita governi, organizzazioni internazionali, società civile, istituzioni accademiche, settore privato e Organizzazione mondiale della sanità a collaborare per sviluppare un approccio globale e centrato sulla persona nella lotta contro il cancro.
Tra le principali raccomandazioni figurano l'integrazione dell'assistenza oncologica nella copertura sanitaria universale, il rafforzamento delle competenze professionali, una maggiore protezione sociale per le persone colpite dalla malattia e l'allineamento della ricerca e dell'innovazione alle esigenze della sanità pubblica, garantendo un accesso equo ai progressi terapeutici.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, le decisioni adottate oggi determineranno il peso della malattia sulle future generazioni e un approccio incentrato sulle persone, sostenuto da investimenti duraturi e dal principio dell'equità, potrà contribuire a ridurre l'impatto del cancro e a migliorare gli esiti di salute a livello globale.
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