Sul totale dei medici italiani (431.150) gli uomini sono ancora la maggioranza, anche se si sta andando verso la parità: costituiscono infatti il 52,5%, mezzo punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno. Se però guardiamo ai medici ancora sicuramente in attività, con meno di 70 anni, sono le donne a detenere la maggioranza, con il 55%: solo lo scorso anno erano il 53%. Tra i medici con meno di 60 anni le dottoresse sono il 59%, il 58,7% tra gli under 65. La forbice si amplia nelle fasce tra i 40 e 50 anni, dove le donne medico costituiscono il 63%, raggiungendo quasi il 64% tra i 45 e i 49 anni. La situazione si riequilibra un po’ nelle fasce tra i 30 e i 39 anni, con percentuali tra il 56 e il 57%, ma il gap aumenta tra gli under 30, dove le donne medico tornano a essere il 60%.
La tendenza si inverte nelle fasce di età più alta: se tra i 55 e i 59 anni le donne sono il 53%, tra i 60 e i 64 anni la stessa maggioranza è detenuta, in maniera speculare, dagli uomini. Tra i 65 e i 69 anni sono invece gli uomini a essere la maggioranza con il 59%, percentuale che sale al 66% tra i 70 e i 74 anni e, addirittura, all’81% tra gli over 75 che rimangono iscritti agli albi.
Sono donne le due iscritte più longeve d’Italia, entrambe classe 1922. A detenere il primato è Isabella Picciotto, nata ad aprile, iscritta all’Ordine di Messina dal 1947, dove ha esercitato come odontoiatra. La segue a ruota Natalia Prada, di ottobre dello stesso anno, pediatra e neonatologa, iscritta all’Ordine di Como dal 1949. Sino a pochi giorni fa, era Perugia a vantare l’iscritta più anziana d’Italia, sempre donna: Maria Antonietta Caterini era infatti nata il 6 dicembre del 1921 e avrebbe festeggiato quest’anno gli ottant’anni di laurea, ma purtroppo è recentemente scomparsa e verrà cancellata dall’Albo il 9 marzo, nella prossima riunione del Consiglio Direttivo. Sono due donne e un uomo i medici più giovani d’Italia, tutti nati nel 2002: tra loro, Douaa Kachtouli, nata a Dubai il 7 settembre 2002 e iscritta dal luglio dello scorso anno all’Ordine dei medici di Milano.
«Abbiamo raggiunto l’apice della cosiddetta “gobba pensionistica” – sottolinea il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli - siamo cioè nel pieno dell’ondata di pensionamenti, anzi la curva ha già iniziato a scendere». Nel nostro Servizio sanitario nazionale «le colleghe sono comunque già da anni la maggioranza – aggiunge Anelli – soprattutto nelle fasce di età dove va costruita la carriera e in cui aumentano le responsabilità professionali e quelle familiari. I modelli organizzativi, gli orari di lavoro devono sempre più tener conto di questa realtà, valorizzando le professioniste e i professionisti, prevedendo modelli organizzativi che permettano a donne e uomini di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata e della famiglia e che tengano in debito conto, non facendole pesare sugli organici già ridotti, le possibili assenze per maternità. Occorre, poi, investire sulla sicurezza. Il 12 marzo, a Perugia, celebreremo la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari e continueremo con il sostegno e la richiesta di politiche di prevenzione e di rafforzamento della sicurezza».
Sono due donne e un uomo i medici più giovani d’Italia, tutti nati nel 2002: tra loro, Douaa Kachtouli, nata a Dubai il 7 settembre 2002 e iscritta dal luglio dello scorso anno all’Ordine dei medici di Milano.
Il discorso cambia per gli odontoiatri, che sono per il 69% uomini, contando anche i doppi iscritti (all’Albo dei medici e a quello, appunto, degli odontoiatri) tra i quali la percentuale sale all’84%. Numeri in ogni caso in calo di un punto percentuale ogni anno: erano il 70% nel 2025, il 71% l’anno precedente. Questo perché, se il gap è evidente nelle fasce di età più mature, tra i più giovani c’è una sostanziale parità: tra i 30 e 34 anni gli uomini sono il 52%. Tra i 25 e 29 anni, invece, prevalgono le colleghe donne, 1712 contro 1538.
«L’8 marzo – commenta il presidente della Commissione Albo odontoiatri nazionale, Andrea Senna - non è solo una ricorrenza simbolica: è un invito a riflettere, a cambiare mentalità e a costruire insieme una società più giusta, dove il rispetto e la parità siano valori concreti per tutti».Tuttavia, nonostante i progressi, prosegue, «la strada verso una vera parità è ancora lunga. Nella vita quotidiana, le donne continuano a incontrare ostacoli nel lavoro e, in molte famiglie, la cura dei figli e degli anziani resta un compito prevalentemente affidato a loro. La mentalità sta cambiando, ma una parità reale richiede un mutamento culturale profondo: tutti dobbiamo rivedere gli atteggiamenti, in particolare maschili, rispetto agli oneri familiari e alla divisione delle responsabilità».
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