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Curare gli oceani per curare l'umanità
Redazione
Corpo

Promuovere la visione di "Planetary Health" per difendere lo scudo climatico e lo straordinario patrimonio di risorse biologiche e terapeutiche custodite nei mari della terra.

Era questo l'obiettivo del primo International Forum Ocean and Human Health International High Level Forum che si è svolto lunedì 8 giugno nella sede dell'Istituto superiore di sanità a Roma.

Se il mare si ammala, ci ammaliamo anche noi. È partito da questo legame indissolubile l'impulso verso un cambio di paradigma radicale che ha ispirato il Forum, che ha visto la partecipazione dei ministri della Salute, Orazio Schillaci, e dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Al centro del confronto tra i massimi esperti del mondo della ricerca e delle Istituzioni internazionali la necessità di riconoscere la salute degli oceani come una priorità della sanità pubblica globale.

Dal Forum sono scaturite una serie di indicazioni poiché la tutela degli ecosistemi marini è questione di emergenza ambientale, ma anche priorità assoluta di sanità pubblica.

Per esempio, il progetto SeaCare, unico nel panorama internazionale, attraverso un nuovo assetto di sistema basato su risorse già esistenti e sinergie istituzionali come la collaborazione tra Iss, Marina militare italiana e altri Centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani. «Proteggere la salute umana significa oggi, inevitabilmente, prendersi cura del mare e degli oceani» sostiene Andrea Piccioli, direttore generale dell'Iss, organizzatore del Forum e ideatore di SeaCare. «Ciò che immettiamo nell'ambiente non scompare: l'oceano lo restituisce all'uomo – sottolinea - trasformando i fenomeni di inquinamento locale in una sfida globale per la sanità pubblica». I dati del progetto SeA-Care «parlano chiaro: in tutti i bacini analizzati sono stati rilevati geni di resistenza agli antibiotici, PFAS, microplastiche e tracce di SARS-CoV-2 persino nell'Artico. Queste sostanze sono presenti ovunque, dalle aree costiere fino alle acque aperte, comprese zone remote dove mai si sarebbe immaginata la loro diffusione. Non esistono confini geografici o di settore: l'impatto dell'uomo si propaga all'interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso. Questo legame – prosegue Piccioli - fa sì che l'inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l'acqua, il cibo e il clima stesso. Studiare il mare fino alle profondità oceaniche, quindi, non significa raccogliere dati fini a sé stessi, ma raccogliere prove fondamentali per proteggere la salute delle generazioni future».

Il Forum ha ricevuto l'endorsement dell'Unesco che l'ha inserito tra le attività ufficiali della Giornata degli oceani dell'8 giugno.

Queste, in sintesi, le dieci azioni chiave individuate dal Forum per proteggere gli oceani:

L'oceano assorbe il 90% del calore in eccesso, produce ossigeno ed è una "farmacia blu" di risorse terapeutiche. Ogni inquinante che vi finisce impatta direttamente sulla salute umana. Si delineano così dieci passi per affrontare fenomeni complessi e promuovere il benessere delle comunità future.

1. Gli oceani sono un determinante di vita e salute. Mari e oceani vanno intesi come un unico sistema globale: regolano il clima, garantiscono la sicurezza alimentare, forniscono risorse farmacologiche e nutrono il benessere mentale e sociale delle popolazioni.

2. Gli oceani, una priorità di sanità pubblica globale. Gli oceani devono essere riconosciuti come priorità globale di sanità pubblica. Inquadrarli nella Planetary Health è la strategia per proteggere le comunità dai rischi sanitari emergenti senza precedenti.

3. Il mare non dimentica, gli oceani sono la nostra memoria. Gli oceani accumulano, trasformano e restituiscono le tracce delle attività umane, fungendo da archivio storico delle azioni dell'uomo.

4. Un impegno senza confini: includere la salute umana nel Trattato sugli alti mari. Il nuovo Accordo BBNJ (Biodiversity Beyond National Jurisdiction) tutela biodiversità e risorse marine, ma è fondamentale integrare anche la protezione della salute umana, poiché l'alterazione degli equilibri naturali impatta direttamente sulle comunità attraverso cibo, acqua e aria.

5. Ogni goccia conta. "From Source to Sea". Prevenire l'inquinamento dalla sorgente al mare richiede una visione integrata. Comprendere il percorso dei contaminanti significa bloccare il rischio prima che raggiunga ecosistemi e persone.

6. Una rete di ricerca internazionale per produrre dati sistematici e comparabili. I dati frammentati devono confluire in sistemi internazionali di monitoraggio continui e interoperabili, anche con il supporto della citizen science, per collegare oceano, clima e salute e anticipare i rischi emergenti.

7. Un solo mare, una sola salute: un obiettivo per la Water Agenda dell'Onu. Mari e salute umana sono il cuore degli obiettivi Onu. Tutti i Paesi devono convergere in una cultura di Science Diplomacy, coordinando investimenti e ricerca per proteggere la salute pubblica in modo coerente e trasparente.

8. Le reti europee di osservazione e ricerca ambientale a sostegno della prevenzione. Le infrastrutture europee producono già dati di qualità sul nesso clima-ambiente-salute. Il passo decisivo è trasformare questa complessità in strumenti operativi di prevenzione, valutazione del rischio e supporto alle decisioni pubbliche.

9. Un'unica squadra per un unico obiettivo. Scienza e sanità pubblica devono progredire insieme, superando isolamento istituzionale e settorialità della ricerca. Oms, Unesco-Ioc (Intergovernmental Oceanographic Commission) e Unione europea possono agire come un sistema unico e sinergico verso obiettivi condivisi.

10. Proteggere il mare per il futuro delle nuove generazioni. Inquadrare la ricerca nella Planetary Health significa conservare gli ambienti più fragili del pianeta. Prendersi cura degli oceani è un atto di giustizia verso le generazioni future, garantendo loro salute e qualità di vita.

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