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L'analisi
Longevità e lavoro, la sfida è invecchiare in salute
Redazione
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L’allungamento della vita e il progressivo invecchiamento della popolazione stanno modificando anche il mondo del lavoro. In Italia, la riduzione della popolazione in età lavorativa pone infatti una questione che riguarda non solo il sistema previdenziale e sanitario, ma anche le imprese: come valorizzare una forza lavoro sempre più anziana e, allo stesso tempo, mantenere sostenibili welfare e occupazione.

È questo il tema centrale della ricerca «La valorizzazione del lavoro dei senior nelle imprese e l’importanza della prevenzione per un invecchiamento in salute», condotta dalla Luiss Business School nell’ambito di un progetto realizzato in partnership con Pfizer. Al centro dello studio c’è il concetto di healthy longevity, cioè la possibilità di vivere più a lungo mantenendo salute, autonomia, benessere e partecipazione alla vita sociale e professionale.

Secondo il recente rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) sull’occupazione in Italia, tra il 2023 e il 2060 la popolazione in età lavorativa potrebbe diminuire del 34%. Nello stesso periodo, il rapporto tra anziani e persone in età lavorativa passerebbe da 0,41 a 0,76: dagli attuali 2,4 lavoratori potenziali per ogni anziano a circa 1,3.

Anche l’età della forza lavoro è già aumentata sensibilmente. Tra il 1993 e il 2022, l’età media dei lavoratori italiani è cresciuta di 6,2 anni, rispetto ai 3,9 anni della popolazione generale. A partire dal 2009 l’età media della forza lavoro ha superato l’età media della popolazione, arrivando nel 2022 a circa 44 anni contro 42. 

In questo scenario, le imprese sono chiamate a ripensare la gestione delle persone, valorizzando la presenza di generazioni diverse. Tra le possibili strategie indicate dalla ricerca figurano percorsi professionali più flessibili, aggiornamento continuo delle competenze, organizzazioni inclusive e forme di collaborazione e apprendimento reciproco tra lavoratori di età differenti. Anche le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale possono contribuire, se utilizzate per favorire accessibilità, formazione e autonomia.

La condizione di fondo resta però la salute. La prevenzione per tutto l’arco della vita può contribuire a mantenere più a lungo le capacità fisiche e cognitive e, di conseguenza, la possibilità di partecipare al lavoro e alla vita sociale. Tra gli strumenti indicati rientrano attività fisica, alimentazione equilibrata, qualità del sonno, gestione dello stress e relazioni sociali, insieme al controllo dei principali fattori di rischio, alla partecipazione agli screening e all’adesione alle vaccinazioni raccomandate.

«La capacità di mantenere le persone in buona salute più a lungo costituisce una condizione essenziale per sostenere la partecipazione al lavoro, la competitività delle imprese e l’equilibrio del sistema di welfare» sostiene Matteo Caroli, Associate Dean for Sustainability and Impact della Luiss Business School.

Per Mara De Leonardis, direttrice legale di Pfizer e responsabile dei temi di diversità, equità e inclusione, «la sfida della longevità sostenibile non riguarda soltanto il sistema sanitario o previdenziale, ma coinvolge direttamente anche il mondo del lavoro».

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