La medicina dei tumori sta attraversando una fase di cambiamento profondo, ma la sfida principale sarà rendere l’innovazione sostenibile e accessibile in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
È questo, in sintesi, l'orientamento emerso dal convegno “Oncologia 2026”, promosso dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e coordinato da Stefano Vella, professore di Metodologia della ricerca clinica dell’Università di Roma Tor Vergata, che si è svolto il 26 febbraio nella Capitale.
L’incontro ha riunito clinici, ricercatori e rappresentanti delle Istituzioni con l’obiettivo di analizzare la trasformazione in corso nell’oncologia italiana e le prospettive del settore.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il superamento dell’approccio tradizionale basato sull’organo colpito dalla malattia a favore dell’analisi del profilo biologico del tumore. Un’evoluzione che, secondo Gian Antonio Girelli, membro della Commissione sociali della Camera dei deputati, rappresenta «il primo grande elemento evolutivo nella cura oncologica».
Sul fronte istituzionale, Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del ministero della Salute, ha sottolineato come i progressi registrati negli ultimi anni impongano una nuova prospettiva: «I grandi passi avanti ottenuti in termini di guarigione devono oggi far pensare a una prassi consolidata di cura con successo».
La rivoluzione terapeutica passa anche attraverso l’affermazione della medicina di precisione, che in diversi ambiti oncologici sta modificando in modo significativo prognosi e qualità della vita dei pazienti.
Come evidenziato da Massimo Di Maio, del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino e presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), «l’oncologia nel 2026 è in profonda evoluzione. I dati relativi all’andamento della mortalità in Italia ci ricordano che negli ultimi anni ci sono stati lenti, ma importanti progressi, con una riduzione della mortalità per tumori». Risultati legati, spiega, «alla prevenzione, allo screening e alla diagnosi precoce, ma anche al miglioramento delle terapie, spesso basate su farmaci dal meccanismo d’azione innovativo e su un approccio di medicina di precisione». Un progresso che comporta tuttavia nuove criticità, poiché «va garantita l’innovazione in maniera equa nel contesto del nostro prezioso Servizio sanitario nazionale».
Secondo Paolo Marchetti, direttore scientifico dell'Idi di Roma, l’innovazione è ormai entrata nella pratica clinica quotidiana. «L’oncologia di precisione non è più basata semplicemente sulla scelta di un farmaco, ma su processi complessi e multidisciplinari», spiega, evidenziando il ruolo crescente della collaborazione tra genetisti, anatomo-patologi e diverse competenze mediche. Centrale diventa l’analisi del genoma, che consente una classificazione sempre più accurata delle neoplasie e una migliore definizione delle terapie. Marchetti richiama l’attenzione su nuovi ambiti di ricerca, come lo studio del microbiota, che «può contribuire al miglioramento delle risposte terapeutiche», sottolineando come il cancro debba essere sempre più interpretato come il risultato di sistemi biologici complessi e interconnessi.
Dal convegno è emersa infine una priorità condivisa: trasformare i progressi scientifici in benefici concreti per tutti i pazienti, garantendo equità di accesso alle cure e sostenibilità del sistema. Un obiettivo che richiede un Servizio sanitario nazionale solido, inclusivo e capace di governare il cambiamento imposto dalla nuova era dell’oncologia.
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