Si stima che solo il 42% delle coppie che potrebbero averne necessità acceda alla medicina della procreazione. A incidere, oltre ai tempi di attesa e ai costi, sono l’età delle donne in cerca di una gravidanza e la mancanza di un adeguato supporto psicologico. Il 60% delle donne galleggia in una “bolla temporale” di incertezze nella ricerca di informazioni, e il sogno della genitorialità spesso si spezza, con alti livelli di abbandono nei percorsi di fecondazione assistita.
Del percorso della Pma in Italia si è parlato martedì 24 marzo a Roma, alla luce dei dati di una doppia indagine dal titolo: “Natalità, infertilità e accesso alla Pma in Italia: dati, barriere e soluzioni”, condotta da Demetra, il network di cliniche Pma convenzionate con il Servizio sanitario nazionale . L’indagine è stata svolta su un campione di 480 donne coinvolte tramite social network e 35 centri di Pma rappresentativi di oltre il 50% dei cicli effettuati in Italia.
Alla base dell'indagine vi è una rielaborazione dei dati Istat, che restituisce la dimensione del fenomeno: circa 150mila coppie ogni anno potrebbero aver bisogno di ricorrere alla Pma. Eppure, nel 2023, ultimo anno di rilevazione, meno della metà (il 42%, appunto) è riuscito ad accedere ai trattamenti, con una partecipazione che si riduce ulteriormente tra chi sceglie di proseguire il percorso dopo un primo tentativo non riuscito. Su questo scenario si innestano i risultati dell’indagine di Demetra.
Tra le donne coinvolte, quelle in cerca di una gravidanza da oltre 12 mesi hanno prevalentemente tra i 35 e i 40 anni: una fascia di età su cui pesano particolarmente i tempi d'attesa (3,8 su una scala di 5), che assieme ai costi (3,7), sono vissuti come i principali ostacoli, al pari con i fattori emotivi. Oltre due donne su tre hanno provato a rivolgersi al Ssn come prima scelta, ma il 43% ha dovuto attendere più di mesi per una prima visita, così nove su dieci finiscono per rivolgersi ai centri privati, che scoraggiano invece per i costi.
I dati «raccontano di un accesso sempre più tardivo alla medicina della riproduzione» sottolineaa Laura Rienzi, professoressa nel Dipartimento di Scienze biomolecolari dell'Università di Urbino e direttrice scientifica del Gruppo IVIRMA Italia. «Tra chi valuta il percorso -precisa - il 78% ha più di 35 anni, mentre il 40% ha superato i 40. Questo ritardo nell'attivazione ha un impatto diretto sugli esiti: tra chi ha vissuto un fallimento o ha deciso di abbandonare, la quota di over 45 è altissima. Spesso la rinuncia avviene già dopo la prima visita, quando la consapevolezza del timing biologico si scontra con una realtà clinica ormai complessa».
Dopo il primo fallimento: tra il 20% e il 50% delle coppie abbandona il percorso al primo esito negativo. Un dato che denuncia una carenza di supporto: il 40% dei Centri italiani non monitora questo fenomeno in modo strutturato. Non a caso, la emerge richiesta di supporto psicologico: lo richiede il 35% di chi sta valutando e fino al 50% di chi ha già affrontato un percorso di Pma. La ricerca evidenzia inoltre come le donne italiane che oggi si avvicinano al percorso di Pma siano sempre più informate, connesse e consapevoli. Chi cerca utilizza il web come primo contatto per informazioni, confermate col supporto di un medico, ma che si scontra con una realtà fatta di attese e un carico emotivo che spesso paralizza la decisione finale. Il 60% degli intervistati e interessati alla fecondazione assistita si trova in una fase “esplorativa” ed è bloccato dall'indecisione, mentre l’età media delle aspiranti madri si alza e il "fattore tempo" diventa il vero discrimine tra il successo e l'abbandono.
«Negli ultimi decenni, la genitorialità in Italia si è spostata progressivamente verso età più avanzate – ricorda Cinzia Castagnaro, ricercatrice Istat - con un'età media al primo figlio di quasi 32 anni per le madri e una crescente incidenza di nascite da madri over 40 . Nel 2024 la fecondità ha raggiunto il minimo storico con 1,18 figli in media per donna. La fecondità bassa e tardiva rende dunque il nostro Paese un caso di studio unico. Nel 2023 la Procreazione medicalmente assistita ha contribuito per il 3,9% alla fecondità totale. Sebbene la quota rimanga ancora piuttosto contenuta, l'incidenza sulla fecondità totale è quasi raddoppiata nell'arco di un decennio. La rilevanza della Pma – osserva Castagnaro - cresce significativamente con l'aumentare dell'età materna: tra le donne con più di 40 anni, il 17,2% della fecondità totale è attribuibile a tecniche di Procreazione medicalmente assistita. Un'incidenza che sale fino al 32,1% se si considerano le donne che diventano madri per la prima volta dopo i 40 anni».
«Con il nuovo network di Demetra – interviene infine Blasco de Felice, amministratore delegato del gruppo IVI RMA Italia, di cui Demetra è parte - vogliamo dare il nostro contributo ai bisogni delle coppie che, come abbiamo visto attraverso la nostra indagine, chiedono tempi più rapidi, minori barriere economiche e un approccio multidisciplinare per poter intraprendere con maggiore fiducia un percorso di fecondazione assistita».
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