L’obesità è una delle maggiori sfide sanitarie a livello europeo: si stima che in Italia circa il 47% degli adulti (23,3 milioni) sia in eccesso di peso e di questi circa il 12% viva con obesità (5,8 milioni), con conseguenze importanti sulla salute e sulla qualità della vita, oltre al notevole onere economico che grava sulla società.
A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno, mentre milioni di persone abbandonano i buoni propositi in quello che spesso viene definito “Quitter’s Day” (“Il giorno di chi molla), un'indagine europea di Novo Nordisk rivela il profondo senso di isolamento e stigmatizzazione che vivono le persone con obesità, spesso accentuato da falsi miti e da una comprensione ancora limitata di questa condizione.
L’indagine è stata condotta da Focal Data in Italia, Germania, Polonia, Francia e Spagna tra l'11 e il 15 dicembre 2025, intervistando un campione di 10.452 adulti tra cui un gruppo di 2.617 persone con obesità.
Dalle risposte è emerso che il 31% degli intervistati nel nostro Paese non sa che l’Organizzazione mondiale della sanità riconosce l’obesità come una malattia cronica; un aspetto che può alimentare l’idea sbagliata che perdere peso sia una semplice questione di “mangiare meno e muoversi di più”, e non una condizione complessa legata a fattori genetici, fisiologici, psicologici, sociali e ambientali.
Per chi convive con questa condizione, la pressione dei buoni propositi di inizio anno può alimentare un profondo senso di isolamento. L’indagine mostra come, tra coloro che hanno deciso di iniziare a gennaio un percorso di perdita di peso, la mancanza di sostegno sia la difficoltà principale che li porta a desistere, citata dal 53% degli intervistati. Inoltre, secondo l’88% degli intervistati le persone con obesità sono vittime di stigma a causa del proprio peso.
«La cultura dei buoni propositi per l’anno nuovo, anche se mossa da buone intenzioni, rischia di rafforzare una visione semplicistica e sbagliata dell’obesità – commenta Iris Zani, presidente della Federazione italiana associazioni obesità (Fiao) - portando le persone a colpevolizzarsi ingiustamente e a subire il peso dello stigma soprattutto quando i loro sforzi per perdere peso falliscono. Secondo l’indagine – osserva Zani - solo poco più della metà delle persone con obesità intervistate ritiene che la società consideri l’obesità per ciò che è, una malattia cronica, e non come scelta di vita: un dato che evidenzia quanto resta ancora da fare per eliminare lo stigma verso chi ne soffre».
Il 75% delle persone con obesità intervistate in Italia concorda sul fatto che l‘attenzione dovrebbe concentrarsi maggiormente sul raggiungimento di uno stato di salute e benessere generale, invece che esclusivamente sulla perdita di peso. Inoltre, quasi nove su dieci (87%) dichiarano che questa condizione incide negativamente sulla propria salute mentale (il 73% da moderato a grave) e l'85% afferma che influenza le proprie interazioni sociali (il 70% da moderato a grave). Solo il 17% delle persone con obesità ritiene che i professionisti sanitari comprendano appieno le loro preoccupazioni e i loro problemi.
«Gestire l’obesità è un percorso coraggioso e lungo che non dovrebbe essere affrontato da soli» sostiene Eligio Linoci, vicepresidente Fiao. «Oggi è necessario spostare l’attenzione dalla semplice perdita di peso al benessere complessivo della persona – aggiunge - e promuovere una rete di supporto per trasformare quello che è noto come il “Quitter’s Day”, un momento delicato vissuto da molti in silenzio e solitudine, in una giornata di impegno collettivo».
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