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L'incontro
Salute mentale in Italia: servizi sotto pressione, divari territoriali e dalla Sip una proposta per il futuro
Redazione
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Le disuguaglianze nell'accesso ai servizi per la salute mentale non seguono il consueto gradiente Nord-Sud, ma dipendono dall'organizzazione locale e dalla storia degli investimenti in quest'area.

È questo il primo elemento che emerge dal quadro disegnato nel corso della Conferenza nazionale delle Sezioni regionali che si è svolta il 19 giugno a Roma. Un quadro articolato e per certi aspetti allarmante della salute mentale in Italia, evidenziando cinque anni di pressione crescente sui servizi e un'utenza in espansione, soprattutto tra i giovani.

«In Italia la salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita – sottolinea Guido Di Sciascio, presidente Sip – ma la risposta dei servizi resta disomogenea. Non tanto e non solo per una differenza geografica tra Nord e Sud, quanto per la presenza e l’organizzazione dei servizi sul territorio: le aree metropolitane concentrano competenze e strutture, mentre i contesti più periferici faticano a garantire continuità e tempestività nella presa in carico».

L'Emilia-Romagna eccelle con 234,8 utenti presi in carico ogni 10 mila abitanti, contro una media nazionale di 171,9; Bolzano supera i 327. La Liguria registra la prevalenza più alta d'Italia (447 utenti ogni 10 mila), mentre il Lazio presenta tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%. Marche, Abruzzo, Molise e Calabria soffrono di carenza di personale, con circa 40 operatori ogni 100 mila abitanti contro una media di 66,2.

I dati nazionali del 2024 confermano la crescita dei bisogni: circa 845.500 utenti assistiti, oltre 272 mila nuovi accessi ai Dipartimenti di salute mentale, più di 10 milioni di prestazioni erogate e 636 mila accessi al Pronto soccorso per motivi psichiatrici. Particolarmente critica la situazione di minori e giovani adulti, con un'impennata post-pandemia di ansia, depressione e comportamenti autolesivi.

«Abbiamo dedicato particolare attenzione alla salute mentale negli adolescenti e nei giovani tra 18 e trenta 30 anni – spiega Antonio Vita, presidente eletto Sip - che spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche, anche alla luce dell’aumento dei comportamenti patologici. Per questo è necessario rafforzare la prevenzione e l’intercettazione precoce dei disturbi, soprattutto nella fase di transizione verso l’età adulta».

Irrisolto ancora il nodo delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), strutture per autori di reato con disturbi psichiatrici: a fronte di 632 posti occupati, circa 750 persone attendono in lista, con tempi che superano i dodici mesi in alcune Regioni.

Infine, ma non meno importante, il tema delle cure. La disponibilità di nuovi trattamenti innovativi, sia farmacologici sia non farmacologici non dovrebbe mai essere a macchia di leopardo o diversa tra centro e periferia nelle Regioni. «Un ulteriore elemento di criticità – precisa Vita –riguarda la disponibilità delle terapie più innovative, che oggi non è uniforme sul territorio nazionale. Le differenze tra Regioni, già evidenti nei dati su servizi e presa in carico, si riflettono anche nell’accesso ai trattamenti».

Di fronte a questo scenario, la Sip propone di istituire una Conferenza permanente delle Regioni dedicata alla salute mentale per monitorare i servizi, definire interventi urgenti e pianificare azioni a lungo termine, valorizzando le esperienze virtuose e agendo con tempestività dove le criticità sono più acute.

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