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Salute mentale e salute del cervello: gli italiani le distinguono, ma cresce la consapevolezza di un’unica salute
Redazione
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La maggioranza degli italiani continua a distinguere nettamente tra salute mentale e salute del cervello, considerandole due ambiti separati. È quanto emerge dall’indagine “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia su un campione rappresentativo di mille persone maggiorenni.

Secondo lo studio, presentato mercoledì 21 gennaio a Roma e illustrato di Ketty Vaccaro, responsabile Ricerca biomedica e salute del Censis, il 62,8% degli intervistati ritiene che le due dimensioni non coincidano e tende a separare le malattie neurologiche e del neurosviluppo da quelle psichiatriche, nonostante la ricerca scientifica sottolinei sempre più la loro profonda interdipendenza.

Quando si parla di “malattie del cervello”, gli italiani pensano soprattutto a tumori cerebrali (42,8%) e demenze (40,7%). Al contrario, i problemi di salute mentale vengono associati prevalentemente alla depressione (52,0%) e a disturbi come paranoia e manie (34,5%). Una distinzione che riflette una consapevolezza ancora parziale delle sovrapposizioni tra disturbi neurologici e psichiatrici e del fatto che entrambi dipendono dal funzionamento del cervello. Non a caso, le patologie più temute restano Alzheimer e demenze (49,5%), seguite dai tumori del cervello (32,7%) e dalla depressione (24,1%).

Sul fronte dell’informazione, gli italiani si dichiarano in maggioranza molto o abbastanza informati, ma con differenze significative: il 62,7% si sente informato sulla salute mentale, contro il 52,2% sulla salute del cervello. Le fonti informative sono eterogenee: il 30% si affida solo a fonti non professionali e ai media, il 24,1% esclusivamente a medici e specialisti, mentre quasi la metà (45,9%) utilizza entrambe.

La pandemia ha lasciato un segno profondo soprattutto tra i più giovani: i dati Istat mostrano un aumento del disagio psicologico grave tra adolescenti e giovani adulti: dal 13,1% al 16% tra gli adolescenti e dal 17,5% al 19,5% tra i 18 e i 34 anni. In questo contesto, cresce l’idea che la salute coincida con il benessere psicologico: per il 31,3% degli italiani salute significa equilibrio psicofisico, percentuale che sale al 44% tra i giovani. Quasi uno su due ritiene che il benessere fisico dipenda da quello psicologico.

Ampio consenso anche sul tema della prevenzione. Il 90,3% degli italiani ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi. Le azioni più efficaci? Promuovere il benessere psicologico a scuola (48,6%), offrire sostegno nei luoghi della quotidianità, compresi quelli di lavoro (46,8%), potenziare screening e servizi dedicati. Tuttavia, il giudizio sul Servizio sanitario nazionale è critico: oltre la metà degli intervistati ritiene poco efficace l’azione pubblica, soprattutto per i disturbi psichiatrici.

Lo stigma resta un nodo centrale. Il 67,9% pensa che sulle malattie psichiatriche pesino ancora vergogna e discriminazione, mentre i disturbi neurologici sono percepiti come meno stigmatizzati. Eppure, cresce la sensibilità: oltre il 74% degli italiani ha avuto esperienze dirette o indirette con problemi di salute mentale e l’82% si rivolgerebbe a un professionista in caso di bisogno.

«Gli italiani appaiono largamente consapevoli della necessità di intervenire precocemente per promuovere il benessere mentale e per evitare che le forme lievi di disagio possano degenerare» osserva ìVaccaro. I fattori che ritengono più importanti per promuovere la salute mentale e del cervello superano la tradizionale dicotomia ed appaiono trasversali, coniugando gli aspetti individuali, come stili di vita sani (64,5%), relazioni familiari e vita sociale positive (52,2%) e equilibrio tra lavoro e vita privata (39,3%), a quelli più legati ai determinanti sociali ed ambientali, come un ambiente di vita socialmente non degradato (28,3%). «Di natura trasversale sono anche le azioni di prevenzione ritenute più efficaci – prosegue Vaccaro - in cui si enfatizza proprio la dimensione sociale e la necessità di agire nei confronti di tutta la popolazione su fronti molteplici e nei luoghi della quotidianità, dalla scuola all’ambiente di lavoro». «Abbiamo promosso questa indagine – spiega Tiziana Mele, amministratrice delegata di Lundbeck Italia - perché crediamo che una puntuale comprensione culturale del tema possa rappresentare la base per una risposta efficace sia sul piano sanitario che su quello sociale». La scienza, aggiunge Mele, «ci mostra come mente e cervello siano dimensioni inscindibili di un’unica salute: riconoscerlo significa favorire la prevenzione precoce, contrastare lo stigma e sostenere politiche sanitarie più efficaci e realmente centrate sulla persona lungo tutto l’arco della vita».


 

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