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Sempre più infezioni sessualmente trasmissibili in Europa
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Redazione
Si registra lo stesso trend di crescita per diverse infezioni trasmesse per via sessuale, clamidia, gonorrea, sifilide. I dati dell’European Centre for Disease Prevention and Control invitano a rafforzare la prevenzione anche per scongiurare un peggioramento dell’antibiotico-resistenza

Il quadro è completo e quel che mostra è inequivocabile. Mettendo insieme i risultati di una serie di rapporti dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) sulle singole malattie sessualmente trasmissibili emerge l’andamento complessivo: i casi di infezioni trasmesse per via sessuale continuano ad aumentare in Europa confermando quel trend di crescita osservato negli ultimi dieci anni che è stato interrotto solo dalla pandemia, quando si facevano meno test e le relazioni sociali erano drasticamente ridotte.

«Nel complesso, questi rapporti segnalano un momento critico nella battaglia contro le malattie sessualmente trasmissibili in Europa. Gli sforzi di collaborazione tra le autorità sanitarie pubbliche, gli operatori sanitari e le comunità sono essenziali per frenare la diffusione di queste infezioni e mitigarne l’impatto sugli individui e sui sistemi sanitari pubblici», si legge in uno dei rapporti dell’Ecdc.

Ai dati sulla sifilide diffusi lo scorso ottobre, si sono recentemente  aggiunti quelli sulla gonorrea, la clamidia, e il linfogranuloma venereo, tutti risalenti al 2021 e raccolti in 27 Paesi dell’Unione europea e dell’Area economica europea (Ue/Aee). 

Nel 2021 sono stati segnalati 47mila casi di gonorrea (13,7 per 100mila abitanti), un numero superiore a quello registrato nel periodo pre-pandemico. Oltre la metà dei casi riguarda uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (men who have sex with men, MSM). 

Tra i 23 paesi che hanno segnalato i casi in maniera continuativa tra il 2012 e il 2021, i tassi di gonorrea sono aumentati costantemente tra il 2012 e il 2019, passando da 6,0 casi per 100mila abitanti nel 2012 a 13 casi per 100mila abitanti nel 2019. Dopo il calo del 2020 (12,1 su 100.000 persone) il tasso di infezioni è nuovamente aumentato nel 2021 (13,7 casi per 100 mila abitanti). 

L’aumento delle infezioni preoccupa gli esperti dell’Ecdc anche per l’impatto sull’antibiotico resistenza. Va da sé che se aumentano i casi, aumenta anche l’uso di antibiotici e di conseguenza si rafforza la resistenza ai farmaci antimicrobici che nel caso della gonorrea è già elevata. In particolare, i ceppi resistenti del batterio Neisseria gonorrhoeae stanno già compromettendo l’efficacia degli antibiotici azitromicina e ciprofloxacina. 

Anche la clamidia, dopo il calo registrato nel 2020,  ha ripreso a diffondersi sempre più. Nel 2021 sono stati registrati 184.542 casi pari a 74 casi su 100.000 abitanti.  

Il maggior numero di infezioni viene segnalato tra le donne eterosessuali, ma c’è il sospetto che il dato dipenda almeno in parte dal fatto che le donne effettuano più test degli uomini. È probabile che il numero dei casi di clamidia tra gli uomini sia sottostimato. Tra il 2012 e il 2021 nelle 19 nazioni europee che hanno monitorato costantemente le infezioni, i casi di clamidia sono aumentati del 7 per cento. 

Nel 2021 sono stati registri 1.124 casi di linfogranuloma venereo, infezione causata dai sierotipi L1, L2 e L3 di Chlamydia trachomatis che può avere conseguenze a lungo termine. 

Tra il 2012 e il 2019 il numero dei casi è aumentato anno dopo anno passando dai 486 del 2012 ai 1.922 del 2019. Come accaduto per le altre malattie sessualmente trasmissibili, anche in questo caso si è osservato un calo delle infezioni nel periodo pandemico. 

Quasi tutti i casi registrati nel 2021 riguardavano uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Il 43 per cento delle persone con l’infezione che si era sottoposta al test dell’Hiv risultava sieropositivo. 

Ma gli autori del rapporto avvertono che una percentuale crescente di casi riguarda uomini MSM Hiv-negativi. L’attenzione dovrebbe quindi concentrarsi su questo gruppo a rischio, in particolare su coloro che hanno diritto alla profilassi pre-esposizione all’HIV (PrEP). È probabile che il numero di casi descritti sia sottostimato poiché molti Paesi non dispongono di sistemi di sorveglianza nazionale per il linfogranuloma venereo né di strumenti diagnostici adeguati.

La sifilide non fa eccezione. A parte la parentesi di Covid, i casi sono in costante aumento da dieci anni a questa parte. Nel 2021 sono stati segnalati 25.270 casi confermati di sifilide in 28 Stati membri dell’UE/SEE, il che rappresenta un aumento rispetto al 2020, quando i casi erano diminuiti per la prima volta in otto anni. In particolare, gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini rappresentano il 77 per cento delle diagnosi. Nel 2021, circa un terzo degli MSM affetti da sifilide era positivo all’HIV. Sebbene si sia verificato un leggero aumento dei casi tra i maschi eterosessuali, le donne hanno tassi di infezione di nove volte più bassi. 

Gli esperti dell’Ecdc avvertono che per contrastare la diffusione della sifilide è necessario rafforzare urgentemente la prevenzione  con un numero maggiore dei test, messaggi mirati e interventi su misura per specifici gruppi a rischio, mentre per assicurare cure efficaci è indispensabile monitorare attentamente la  resistenza antimicrobica. 

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