- ImmagineDidascaliaImmagine: myself (Alex_brollo), CC BY-SA 3.0 <http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/>, via Wikimedia Commons
Nel 2024 nel mondo circa 2,3 milioni di nuove diagnosi di tumore, pari a circa il 12% del totale, sono state causate da infezioni, molte delle quali completamente prevenibili. È il dato che emerge da uno studio condotto dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) pubblicato sulla rivista Lancet Oncology.
I ricercatori hanno valutato i casi attribuibili a dodici agenti infettivi noti per essere oncogeni nell'uomo, tra cui virus, un batterio e parassiti. Il carico principale è attribuibile al batterio Helicobacter pylori, responsabile di circa 760 mila casi di tumore (in particolare dello stomaco) nel 2024, seguito a breve distanza, con 750 mila casi, dal Papillomavirus umano, che causa il tumore della cervice uterina, ma anche tumori dell'ano, del pene e del distretto testa-collo. Il virus dell'epatite B ha causato circa 360 mila casi, il virus di Epstein-Barr circa 260 mila casi e il virus dell'epatite C circa 160 mila casi. Insieme, questi cinque agenti infettivi rappresentano la quasi totalità dei tumori causati da infezioni.
Un aspetto centrale emerso dall'indagine riguarda la prevenzione: la maggior parte dei tumori di origine infettiva potrebbe infatti essere evitata con l'impiego tempestivo di strategie sanitarie già disponibili. «I risultati sottolineano il ruolo fondamentale che il controllo delle infezioni può svolgere nel ridurre l'impatto globale del cancro. Nonostante i progressi nella vaccinazione e nello screening, i tumori correlati alle infezioni rimangono una grande sfida globale, con un peso che grava in modo sproporzionato sulle popolazioni dei paesi a basso e medio reddito», ha affermato Come spiega la dottoressa Harriet Rumgay, ricercatrice Iarc.
Dallo studio emergono inoltre marcate disuguaglianze geografiche, con oltre tre quarti dei tumori correlati a infezioni verificatisi nei Paesi a basso e medio reddito, dove l'accesso alla prevenzione e ai trattamenti rimane insufficiente. L'Asia orientale ha registrato il 42% di tutti i tumori attribuibili a infezioni su scala globale, un dato guidato principalmente dalla diffusione di Helicobacter pylori e del virus dell'epatite B. L'impatto si è rivelato particolarmente elevato anche nell'Africa subsahariana, a causa dell'incidenza del Papillomavirus e dell'Herpesvirus associato al sarcoma di Kaposi. Qui ad aggravare lo scenario c'è inoltre l'alta diffusione dell'Hiv.
Nell'analisi il virus di Epstein-Barr si colloca come quarta causa infettiva di tumore a livello globale, superando il virus dell'epatite C. Questo dato rispecchia le crescenti evidenze scientifiche che dimostrano come questo virus contribuisca non solo al carcinoma nasofaringeo e ai linfomi, ma anche a una quota di tumori dello stomaco.
«Questa analisi aggiornata mostra che il panorama dei tumori legati alle infezioni continua a evolversi con l'avanzare delle evidenze scientifiche», ha affermato Gary Clifford, tra gli autori dello studio. «Evidenzia anche dove i futuri investimenti in nuovi strumenti di prevenzione potrebbero avere il massimo impatto, in particolare per infezioni come il virus di Epstein-Barr, per le quali non sono ancora disponibili vaccini efficaci».
Lo studio sottolinea che la gran parte di questi casi di tumori potrebbe essere evitata con interventi di comprovata efficacia, come la vaccinazione contro il Papillomavirus e il virus dell'epatite B, i test e le terapie per Helicobacter pylori e le epatiti virali, i programmi di screening per i tumori correlati all'Hpv. Tuttavia, queste misure restano sottoutilizzate in molte parti del mondo soprattutto a causa di ostacoli finanziari, politici e strutturali dei sistemi sanitari.
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