Oggi è tra le prime otto cause di disabilità e infermità, il “low back pain”, quello che comunemente chiamiamo il “mal di schiena”, ma nel 2050, secondo uno studio pubblicato su Lancet nel maggio scorso, salirà al settimo posto tra le malattie invalidanti, andando a precedere l’Alzheimer.
I numeri del “mal di schiena” sono stati la base su cui si è svolto, il 5 settembre a Roma, l'incontro promosso dalla Federazione degli ordini dei fisioterapisti (Fnofi) che ha lanciato la campagna per la Giornata mondiale della fisioterapia dell'8 settembre: “Il Movimento che non si ferma”.
«Imperativo categorico per lavorare sulla prevenzione del low back pain, il mal di schiena, è raggiungere i cittadini – sostiene il presidente della Federazione, Piero Ferrante - anche attraverso i nostri nuovi canali social quali Instagram e Facebook, spiegando come affrontare al meglio la tematica del mal di schiena e le condizioni di cronicità, se sussistono, unite all’opportunità di un intervento fisioterapico. Come Federazione ci impegniamo a intervenire su un quadro, appunto il mal di schiena, che per sua natura ha generalmente un esito favorevole, a migliorare l’accessibilità delle cure per i cittadini, a far sì che il fattore economico non sia una barriera per affrontarlo nel migliore dei modi, rendendo in questo modo il sistema salute più sostenibile, favorendo anche l’apporto di valore che i liberi professionisti fisioterapisti possono dare al Servizio sanitario nazionale».
Tema della Giornata mondiale della fisioterapia di quest’anno è una problematica che accomuna praticamente tutti: la lombalgia.
«Il panorama anagrafico ed epidemiologico è radicalmente cambiato - osserva infine Ferrante - i cittadini hanno mutate esigenze ed esigono, legittimamente, risposte appropriate»
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