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Lo studio
Fibrillazione atriale: rischio cognitivo elevato anche con gli anticoagulanti
Redazione
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La sola terapia anticoagulante potrebbe non essere sufficiente a ridurre il rischio di declino cognitivo in chi soffre di fibrillazione atriale, suggerendo che alla prevenzione del rischio tromboembolico debbano affiancarsi il controllo dei fattori di rischio vascolare e uno screening cognitivo sistematico.

A questo risultato è giunto uno studio condotto dall'Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In), dall'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi e dall'Università di Firenze. La ricerca, pubblicata sulla rivista EP Europace, è stata coordinata dalle principal investigator Anna Poggesi e Rossella Marcucci, dell'Università di Firenze, ed è stata condotta nell'ambito del progetto Strat-AF, finanziato dalla Regione Toscana e dal ministero della Salute.

La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più diffusa al mondo, con circa 59 milioni di persone colpite, ed è un riconosciuto fattore di rischio per il declino cognitivo. Sebbene la terapia anticoagulante orale sia il trattamento standard per prevenire ictus ed embolie, finora mancavano studi in grado di quantificare l'incidenza del declino cognitivo nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante. A colmare questa lacuna è giunta ora questa ricerca pubblicata sulla rivista EP Europace. 

I ricercatori hanno seguito per circa due anni 140 pazienti ultrasessantacinquenni con fibrillazione atriale in trattamento con anticoagulanti e cognitivamente normali all'ingresso nello studio, sottoponendoli a una valutazione neuropsicologica completa al basale e nel corso del follow-up.

Nel periodo di osservazione, trenta pazienti hanno sviluppato deterioramento cognitivo con un'incidenza stimata di circa 14 casi all'anno ogni cento seguiti, un valore all'incirca doppio rispetto a quello osservato nella popolazione anziana generale. «Abbiamo inoltre riscontrato – aggiunge Antonio Di Carlo, ricercatore del Cnr-In - che anche nei pazienti anziani con fibrillazione atriale in terapia anticoagulante la presenza di cardiopatia coronarica, un precedente ictus e il diabete aumentano significativamente il rischio di declino cognitivo». Un livello di istruzione più elevato e migliori prestazioni cognitive all'inizio dello studio, precisa, si sono invece confermati fattori protettivi.

I dati della ricerca, sottolinea Costanza Parenti, ricercatrice Cnr-In, suggeriscono che «i meccanismi alla base del legame tra fibrillazione atriale e declino cognitivo vadano oltre la sola prevenzione del rischio tromboembolico» e chiamino in causa fenomeni come l'ipoperfusione cronica e l'infiammazione.

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