La digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale italiano rappresenta una delle sfide più strategiche e urgenti per il futuro della sanità. Grazie agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il processo di innovazione tecnologica ha subito una forte accelerazione, ma il percorso verso una sanità realmente equa e centrata sul paziente è ancora complesso e ricco di ostacoli. L’obiettivo della sanità digitale è quello di abbattere le barriere geografiche, garantire diagnosi precoci e cure tempestive, ridurre i costi, aumentare l’efficienza e rafforzare l’empowerment dei cittadini, come sottolineato anche dall’Unione europea. Se questi traguardi venissero raggiunti, il valore aggiunto per il sistema sanitario sarebbe enorme, rendendolo più resiliente e moderno.
Negli ultimi anni, il Ssn ha puntato su quattro asset strategici: il rafforzamento della raccolta e analisi dei dati per la governance, la telemedicina, il fascicolo sanitario elettronico e l’intelligenza artificiale. A questi si affiancano le opportunità offerte dalle digital therapeutics e dalla digital medicine.
Salutequità, in collaborazione con UCB Pharma, ha promosso un confronto tra esperti, istituzioni, pazienti e operatori, evidenziando le criticità, i rischi e le opportunità della digital health in Italia, con l’intento di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di equità e salute. Da questa analisi nasce il Digital Health Equity Lab (DHEL), un laboratorio che pone l’equità al centro della sanità digitale.
La necessità di un laboratorio dedicato all’equità emerge dalla consapevolezza dello stato attuale e degli sforzi in corso, ma anche dalla percezione che siano necessari continui aggiustamenti per garantire un assetto normativo, economico e valutativo che tuteli i diritti delle persone. Le difficoltà di accesso alle cure tempestive sono una delle sfide più rilevanti: ad esempio, per l’endometriosi il ritardo diagnostico stimato è di 7-10 anni dal primo sintomo. Nel 2024, una persona su dieci ha rinunciato alle cure, soprattutto a causa dei lunghi tempi di attesa. I dati mostrano che il Ssn fatica a rispettare le priorità indicate sulle ricette: a dicembre 2025, il 75% delle persone che necessitavano di una visita neurologica urgente ha atteso il doppio del tempo previsto, e anche per altre priorità i tempi di attesa sono spesso superiori a quanto stabilito.
Le disuguaglianze regionali e sociali sono ancora molto marcate. Nel triennio 2022-2024, il 5% delle famiglie ha incontrato molte difficoltà a raggiungere tre o più servizi essenziali, con differenze significative tra piccoli comuni e grandi città, e tra Nord e Sud. Nei Comuni con meno di 2 mila abitanti la difficoltà è più che raddoppiata, mentre in Campania e Calabria le percentuali sono più che triple rispetto alla Provincia autonoma di Bolzano. Inoltre, i livelli di fiducia nella capacità di autogestire la salute e nell’utilizzo delle informazioni online sono tra i più bassi in Europa, segnalando un gap importante nell’empowerment digitale dei cittadini.
La telemedicina ha permesso l’accesso ai servizi sanitari a oltre 200 mila assistiti, con centinaia di migliaia di prestazioni erogate, ma non è ancora chiaro se la distribuzione sia equa rispetto alle aree più disagiate. Il Pnrr ha previsto la digitalizzazione di centinaia di strutture ospedaliere e l’estensione della telemedicina ad almeno 300 mila persone. Tuttavia, le digital therapeutics non hanno ancora una regolamentazione chiara in Italia, mentre a livello globale sono già presenti numerose soluzioni. Il Fascicolo sanitario elettronico, strumento fondamentale per l’accesso alle informazioni sulla salute, è stato attivato, ma solo il 45% della popolazione ha espresso consenso alla consultazione dei propri documenti clinici e molti specialisti non sono abilitati alla consultazione.
La sanità digitale offre una straordinaria opportunità per ridurre le disuguaglianze regionali, geografiche, culturali ed economiche, portando il Ssn nelle case di tutti, soprattutto dei più vulnerabili. Tuttavia, l’Organizzazione mondiale della sanità avverte che si rischia di rafforzare l’accessibilità per chi è già in grado di accedere, lasciando invariata o peggiorata la situazione di chi fatica di più. Per questo motivo è stato creato il DEHL, che coinvolgerà i principali stakeholder per ridurre le disuguaglianze e mantenere alta l’attenzione sull’equità anche dopo la conclusione del Pnrr. Il DHEL rappresenta un passo concreto verso una sanità digitale più giusta, accessibile ed efficiente, capace di tutelare i diritti delle persone e di non lasciare indietro le fasce più fragili della popolazione.
