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Hantavirus, pubblicata la circolare del ministero della Salute. Ecco cosa dice
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    Immagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Il ministero della Salute pubblica la circolare sul focolaio di hantavirus Andes legato alla nave MV Hondius: nove casi, tre morti e rischio “molto basso” per l’Italia. Rafforzate sorveglianza sanitaria, contact tracing e misure di prevenzione

Il ministero della Salute ha pubblicato una circolare di aggiornamento sul focolaio di hantavirus tipo Andes (ANDV) collegato alla nave da crociera MV Hondius, il caso che nelle ultime settimane ha messo in allerta le autorità sanitarie internazionali.

Il documento, datato 11 maggio 2026, fa il punto sulla situazione epidemiologica, riepiloga le conoscenze scientifiche sul virus e introduce indicazioni operative per il tracciamento dei contatti, la gestione dei casi sospetti e il coordinamento tra Stato, Regioni e organismi internazionali.

La linea del ministero è improntata alla prudenza. Pur ribadendo che “il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE rimane molto basso”, il testo invita a mantenere “un approccio di massima cautela”, soprattutto alla luce delle incertezze sulla possibile trasmissione interumana del virus Andes.

Il cluster internazionale sulla MV Hondius

La vicenda è iniziata il 2 maggio 2026, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricevuto la segnalazione di “un focolaio di passeggeri affetti da gravi patologie respiratorie a bordo di una nave da crociera”.

Secondo quanto riportato nella circolare, a bordo della MV Hondius si trovavano 147 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, provenienti da 23 Paesi. Altre 34 persone erano già sbarcate in precedenza sull’isola di Sant’Elena.

All’11 maggio il bilancio ufficiale parla di “nove casi, di cui tre decessi (tasso di letalità del 33%)”. Sette infezioni sono state confermate in laboratorio come virus Andes, mentre due persone vengono considerate casi probabili in attesa di ulteriori verifiche.

Il documento ricostruisce anche la cronologia del focolaio. “Il caso indice ha sviluppato sintomi il 6 aprile 2026”, mentre “la prima diagnosi di hantavirus è stata effettuata su un suo contatto stretto il giorno 26 aprile 2026”. La conferma specifica del virus Andes è invece arrivata il 2 maggio.

I trasferimenti sanitari e i ricoveri

La circolare ripercorre anche le operazioni sanitarie internazionali avvenute nei giorni successivi. Due voli di evacuazione medica provenienti da Capo Verde hanno trasportato nei Paesi Bassi tre passeggeri della nave, tra cui “2 casi confermati sintomatici e un caso sospetto”.

All’8 maggio risultavano ricoverati quattro pazienti: uno in terapia intensiva in Sudafrica, due nei Paesi Bassi e uno in Svizzera.

Il ministero segnala inoltre che un caso inizialmente sospetto, trasferito in Germania, è poi risultato negativo sia al test PCR sia ai test sierologici e quindi “non [è] più considerato un caso” dalle autorità sanitarie internazionali.

Nel frattempo è stato avviato un massiccio tracciamento internazionale dei contatti. Sono stati contattati i passeggeri sbarcati a Sant’Elena e quelli presenti sui voli collegati ai casi confermati.

Che cos’è l’hantavirus Andes

Nella parte scientifica della circolare, il ministero ricorda che gli hantavirus sono “virus zoonotici a RNA appartenenti al genere Orthohantavirus”, diffusi globalmente e trasmessi principalmente dai roditori.

Il contagio avviene soprattutto attraverso “inalazione di particelle contaminate provenienti da urina, feci o saliva”, ma anche tramite il contatto con superfici contaminate.

Il documento precisa che “i casi umani sono infatti più comuni in contesti rurali, come foreste, campi e fattorie”.

Dal punto di vista clinico, l’infezione può assumere diverse forme. La più grave è la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HPS), descritta come “una grave malattia respiratoria” che inizia con sintomi aspecifici — “cefalea, febbre, mialgia, disturbi gastrointestinali” — e può rapidamente evolvere in “distress respiratorio e ipotensione”.

Esistono anche forme più lievi, prive di coinvolgimento cardiopolmonare, e la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), più diffusa in Europa e Asia.

La particolarità del virus Andes

Il ministero dedica ampio spazio a uno degli elementi che più preoccupano gli esperti: la possibilità di trasmissione interumana.

Nel documento si legge che “sono stati descritti rari casi di trasmissione interumana, limitati al virus Andes in contesti di contatto stretto e prolungato”.

La circolare sottolinea comunque che questi episodi “rimangono eccezionali”, anche se “sembrano più probabili nelle fasi iniziali della malattia”.

Secondo i dati riportati, nel 2025 nella Regione delle Americhe sono stati registrati “229 casi confermati di sindrome polmonare da hantavirus e 59 decessi”, con una letalità di circa il 26%.

Le aree considerate maggiormente a rischio per la circolazione del virus Andes restano “il sud dell’Argentina e il Cile, in particolare le regioni andino-patagoniche”.

I sintomi osservati nei pazienti della nave

Uno dei passaggi più impressionanti della circolare riguarda l’evoluzione clinica osservata nei casi collegati alla MV Hondius.

I pazienti hanno mostrato “una sintomatologia iniziale spesso aspecifica”, con “cefalea e lievi disturbi gastrointestinali, in particolare diarrea”.

Successivamente, “nelle prime 24–48 ore si è osservato un rapido peggioramento del quadro clinico”, con “astenia, vertigini, tachipnea e riduzione della diuresi”.

In diversi casi l’infezione è evoluta verso “insufficienza respiratoria acuta, con ipossiemia refrattaria all’ossigenoterapia, instabilità emodinamica fino allo shock”.

La circolare segnala anche casi con decorso fulminante: “entro 24 ore” alcuni pazienti sono passati da sintomi gastrointestinali lievi a “polmonite severa evoluta rapidamente in sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) e morte”.

Il rischio per l’Italia

Nonostante la gravità dei casi osservati, il ministero della Salute ribadisce che il rischio per l’Italia rimane limitato.

Un elemento considerato fondamentale è l’assenza nel nostro Paese del roditore che rappresenta il principale serbatoio naturale del virus Andes, Oligoryzomys longicaudatus.

La circolare evidenzia inoltre che in Italia sono stati segnalati “solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus”, quasi sempre associati a esposizioni avvenute all’estero.

Gli esperti della rete Dispatch e del gruppo tecnico sui laboratori nazionali hanno quindi condiviso la valutazione dell’ECDC: “il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE sia molto basso”.

Tuttavia gli specialisti avvertono che “non è completamente trascurabile il rischio di trasmissione interumana comunitaria”, soprattutto a causa delle differenti misure sanitarie adottate dai Paesi coinvolti nel rimpatrio dei passeggeri.

Sorveglianza, quarantena e contact tracing

Il ministero ha già attivato una serie di misure di prevenzione e monitoraggio.

La circolare conferma che il 5 maggio è stata diffusa una prima informativa nazionale e sono state avviate “le attività di contact tracing dei passeggeri italiani presenti sul volo Johannesburg–Amsterdam il 25 aprile 2026”.

Successivamente, tramite il sistema europeo EWRS, il ministero della Salute ha ricevuto informazioni su quattro persone dirette in Italia che avevano viaggiato su un volo collegato a uno dei casi confermati.

Per questo motivo “sono state attivate le procedure di quarantena fiduciaria e sorveglianza attiva”.

Le definizioni di caso

La circolare stabilisce anche definizioni operative molto dettagliate.

È considerato “caso sospetto” chiunque abbia condiviso mezzi di trasporto o avuto contatti con passeggeri della MV Hondius dal 5 aprile in poi e presenti sintomi compatibili come:

  • febbre;
  • dolori muscolari;
  • brividi;
  • mal di testa;
  • nausea;
  • vomito;
  • diarrea;
  • tosse;
  • difficoltà respiratorie.

Diventa invece “caso probabile” una persona con sintomi compatibili e “un collegamento epidemiologico noto con un caso probabile o confermato di ANDV”.

La conferma definitiva arriva tramite test PCR o sierologici.

“Massima cautela”

La conclusione della circolare sintetizza l’approccio scelto dalle autorità italiane: nessun allarme generalizzato, ma monitoraggio rigoroso e prudenza.

“Pur confermando che il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE rimane molto basso”, si legge nel documento, “si ritiene opportuno mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria”.

L’obiettivo indicato dal ministero è quello di garantire “l’identificazione precoce di eventuali casi sospetti” e l’adozione tempestiva delle misure di contenimento necessarie.

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