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DidascaliaImmagine: NIAID, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Le autorità sanitarie internazionali stanno monitorando con crescente attenzione il focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius, battente bandiera olandese, che nelle ultime settimane ha attraversato l’Atlantico meridionale. Il bilancio provvisorio parla di tre morti, almeno cinque casi confermati e decine di persone sottoposte a controlli in Europa, Asia, Africa e Stati Uniti.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha invitato alla cautela ma ha escluso scenari pandemici. «Non siamo di fronte a un nuovo Covid», ha dichiarato Maria Van Kerkhove, responsabile Oms per la preparazione epidemica. «Questo virus si trasmette in modo molto diverso».
Hantavirus, di cosa si tratta
Gli hantavirus, spiega l'Oms, sono una famiglia di virus trasportati principalmente dai roditori e trasmessi all’uomo attraverso il contatto con urine, saliva o escrementi contaminati. Più raramente il contagio può avvenire tramite morsi di roditori.
Si tratta di virus zoonotici diffusi in diverse aree del mondo. In Europa e Asia provocano soprattutto la cosiddetta febbre emorragica con sindrome renale, mentre nelle Americhe possono causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una forma respiratoria grave con tassi di mortalità che possono arrivare fino al 50%.
Ogni anno si stimano tra 10 mila e oltre 100 mila infezioni nel mondo, soprattutto in Asia ed Europa, anche se i casi nelle Americhe risultano più rari ma molto più letali.
Il ceppo Andes e la trasmissione tra esseri umani
I casi legati alla MV Hondius riguardano il cosiddetto «Andes virus», un ceppo diffuso in Sud America e particolarmente osservato da epidemiologi e virologi perché rappresenta l’unico hantavirus noto capace di trasmettersi, in circostanze limitate, da persona a persona.
L’Oms sottolinea tuttavia che questo tipo di trasmissione resta rara e avviene principalmente tra contatti stretti e prolungati, spesso in ambito familiare o tra partner.
Gli esperti ritengono che il contagio interumano sia più probabile nelle prime fasi della malattia, quando la carica virale è maggiore.
Cosa sappiamo sulla nave MV Hondius
La nave da crociera, con circa 150 persone tra passeggeri ed equipaggio provenienti da quasi venti Paesi, è diventata il centro di un’operazione sanitaria internazionale.
Il primo paziente si era ammalato il 6 aprile con febbre, cefalea e disturbi gastrointestinali, morendo pochi giorni dopo per insufficienza respiratoria. Successivamente sono deceduti altri due passeggeri.
Particolare attenzione ha suscitato il caso di una donna olandese di 69 anni, salita per breve tempo a bordo di un volo KLM tra Johannesburg e Amsterdam il giorno prima della morte. La compagnia aerea ha successivamente consegnato alle autorità sanitarie la lista dei passeggeri per consentire il contact tracing.
Monitoraggi e test in diversi Paesi
Persone potenzialmente esposte al virus sono attualmente monitorate nei Paesi Bassi, in Francia, Svizzera, Danimarca, Singapore e negli Stati Uniti.
In Olanda sono stati effettuati test su alcuni contatti della passeggera deceduta, compresa una hostess . In Francia una persona con sintomi lievi è stata posta in isolamento dopo aver viaggiato con uno dei passeggeri della crociera.
Negli Stati Uniti cinque Stati stanno seguendo cittadini rientrati dalla nave, anche se al momento nessuno presenta sintomi compatibili con la malattia.
I sintomi e i rischi clinici
L’OMS spiega che i sintomi possono comparire da una a otto settimane dopo l’esposizione e inizialmente assomigliano a quelli di molte infezioni respiratorie o influenzali: febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea e disturbi gastrointestinali.
Nelle forme più gravi la malattia evolve rapidamente con tosse e insufficienza respiratoria, accumulo di liquidi nei polmoni, shock cardiovascolare, insufficienza renale e disturbi emorragici.
Non esiste attualmente una cura antivirale specifica né un vaccino approvato. Il trattamento consiste soprattutto in terapia intensiva di supporto e monitoraggio delle complicanze cardiache, respiratorie e renali.
Nessuna mutazione preoccupante
Un elemento rassicurante arriva dalle analisi genetiche effettuate in Sudafrica. I ricercatori hanno rilevato che il virus isolato nei pazienti della MV Hondius appare quasi identico ai ceppi già osservati in Argentina e non presenta mutazioni che suggeriscano una maggiore capacità di diffusione.
Tulio de Oliveira, direttore del Centre for Epidemic Response and Innovation dell’Università di Stellenbosch, ha spiegato che non emergono segnali di adattamento verso una trasmissione più efficiente tra esseri umani.
La polemica negli Stati Uniti
Parallelamente all’emergenza sanitaria si è aperto negli USA un acceso dibattito politico. Un’analisi del New York Times sostiene che la gestione del caso evidenzi le difficoltà del sistema sanitario federale dopo i tagli introdotti dall’amministrazione Trump.
Secondo numerosi esperti citati dal quotidiano, il CDC avrebbe reagito con ritardo, istituendo una task force dedicata molto tempo dopo i primi decessi. Le critiche riguardano anche il ridimensionamento del personale specializzato, i tagli ai programmi di ricerca sui virus emergenti e il ritiro degli Stati Uniti dall’Oms.
Stephanie Psaki, ex coordinatrice per la sicurezza sanitaria globale durante la presidenza Biden, ha definito il caso «un campanello d’allarme». «Se facciamo fatica a gestire un focolaio relativamente limitato come questo», ha spiegato, «potremmo trovarci molto più vulnerabili davanti a crisi sanitarie più grandi».
Prevenzione e risposta globale
L’OMS continua a raccomandare misure preventive semplici ma fondamentali: evitare il contatto con roditori e ambienti infestati; pulire in sicurezza locali chiusi o contaminati; non spazzare a secco escrementi di roditori; mantenere elevata l’igiene delle mani; isolare rapidamente i casi sospetti durante i focolai.
L’organizzazione sta collaborando con i governi per rafforzare sorveglianza epidemiologica, capacità diagnostiche e tracciamento dei contatti, sottolineando l’importanza di un approccio «One Health», che colleghi salute umana, ambiente e animali.
Per ora gli esperti escludono una diffusione globale del virus. Ma il caso della MV Hondius mostra ancora una volta quanto rapidamente un’infezione rara possa trasformarsi in un’emergenza internazionale in un mondo interconnesso.
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