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L'indagine
Agli anziani in Rsa una pillola su tre viene tritata o spezzata e una su quattro aperta. Ma nel 13% dei casi è un errore
Redazione
Corpo

Nelle Rsa ogni anziano assume in media circa otto farmaci al giorno, che espongono il 42% di loro ad almeno un’interazione pericolosa, con casi che arrivano fino a sette interferenze contemporanee. Ma rischi rilevanti derivano anche dalla pratica di manipolazione dei farmaci da assumere per bocca, soprattutto pillole. L'avvertimento viene da Dario Leosco, presidente della Società italiana di geriatria e gerontologia (Sigg), e Andrea Ungar, professore di Geriatria all’Università di Firenze, alla luce anche dei risultati preliminari della prima indagine nazionale svolta nelle Rsa per valutare l’appropriatezza e i rischi del modello di prescrizione dei farmaci e della loro forma di somministrazione. Lo studio, i cui dati preliminari sono pubblicati su Aging Clinical and Experimental Research, ha coinvolto 3.400 anziani residenti in 82 strutture di dodici Regioni italiane ed è stato condotto dalla Sigg in collaborazione con Anaste Humanitas.

Sono circa 17 mila le pillore assunte ogni giorno dagli anziani nelle Rsa italiane considerate, su un totale di circa 24 mila prescrizioni: 15.927 compresse e 850 capsule. Le dimensioni possono rappresentare un problema per chi ha difficoltà a deglutire, di conseguenza una compressa su tre viene divisa o triturata, mentre poco più di una capsula su quattro viene aperta e “camuffata” con cibi e bevande. Soluzioni semplici, ma non sempre appropriate nel 13% dei casi: rispettivamente nel 5% di tutte le compresse somministrate e nell’8% di tutte le capsule somministrate, con rischi di inefficacia e sicurezza dei farmaci commentano Leosco e Ungar.

Alterare la formulazione dei farmaci può incidere sulla loro efficacia, determinando fenomeni di sovradosaggio o sottodosaggio o anche aumentarne la tossicità, con effetti irritanti sulla mucosa del tubo digerente oltreché peggiorare l’aderenza del paziente alla terapia per via del gusto sgradevole che il farmaco assume una volta frammentato o spezzato. Tra i farmaci da non manipolare e che invece risultano più frequentemente alterati, ci sono per esempio l'antipsicotico quietapina, il pantoprazolo usato contro il reflusso gastroesofageo o la semplice aspirina; ma anche l’antidepressivo trazodone e gli antipertensivi bisoprololo e ramipril.

«Sbriciolare, dividere o aprire una pillola può comportare il rischio di perdere parte del principio attivo – precisa Alba Malara, presidente della Fondazione Anaste Humanitas - e, di conseguenza, della dose terapeutica e dell’efficacia. Non devono mai essere aperte le capsule gastroresistenti perché alterarle comporta la rimozione del rivestimento, progettato per mantenere il farmaco intatto, finché non passa attraverso lo stomaco e raggiunge l’intestino, con potenziali effetti lesivi tossici oltre che diminuzione dei benefici. Anche pillole a rilascio lento o controllato non devono essere spezzate né frantumante, perché formulate in modo da mantenere un livello costante di principio attivo per 8, 12, o 24 ore e influenzare la velocità di assorbimento del farmaco può comportare effetti tossici».

Inoltre, la triturazione crea un potenziale pericolo anche per la salute degli infermieri poichè la frantumazione e la movimentazione delle polveri senza protezione di guanti o maschera, li espone al rischio di allergie e intossicazioni da contatto e inalazione, in particolare con farmaci citotossici. Altrettanto rischiosa può essere la pratica di camuffare i farmaci in cibi e bevande: «Somministrare farmaci con alcune bevande e cibi può influenzarne l’assorbimento e il metabolismo – precisa Malara - renderlo inefficace e potenziarne la tossicità».

L’analisi dei dati dell'indagine dimostra tra l'altro che se il geriatra è presente nelle Rsa, si determina una riduzione significativa, tra il 24 e il 37%, delle interazioni tra farmaci che evidenzia l’importanza della competenza geriatrica non solo nella valutazione clinica, ma anche nella gestione appropriata e personalizzata delle terapie.

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