La presa di posizione
Professionisti della salute, non commercianti. I farmacisti rivendicano la propria professionalità
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Redazione
Dalla gestione dei pazienti cronici alla riconciliazione farmacologica, i dati confermano l'impatto sulla salute dei farmacisti, che sono però frenati da un inquadramento contrattuale ancora ancorato alle logiche del commercio

Il lavoro dietro il banco delle farmacie non è più - e forse non lo è mai stato - semplice logistica o attività commerciale. È attività sanitaria a tutti gli effetti. È il messaggio che è stato lanciato a Roma, al in un confronto promosso dall'Ordine dei Farmacisti della Provincia di Roma insieme alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Sapienza di Roma che ha messo sul tavolo la realtà di una professione cambiata profondamente, ma ancora bloccata da vecchi paradossi normativi.

Il potenziamento della sanità di prossimità

Un pilastro centrale del dibattito ha riguardato la prospettiva istituzionale e il sostegno politico al riconoscimento del ruolo sanitario dei professionisti che operano sul territorio. Sul punto è intervenuto il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato. «Il farmacista è una figura chiave nella sanità di prossimità e nel collegamento concreto tra la Casa di Comunità e la casa del cittadino. Grazie a un rapporto di fiducia costruito nel tempo, il suo ruolo si è evoluto: non più soltanto dispensatore di farmaci, ma professionista della salute capace di orientare, ascoltare e accompagnare le persone nei loro bisogni di salute», ha affermato Gemmato. «È su questa evoluzione che il Governo intende investire, rafforzando il ruolo del farmacista all'interno della rete territoriale, affinché possa rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni di salute dei cittadini, con un ruolo sanitario che di fatto esercita ogni giorno».

Questa impostazione istituzionale riconosce e legittima un'evoluzione professionale già ampiamente radicata nella pratica quotidiana, ponendo le basi per una sinergia sempre più stretta tra i servizi territoriali e la farmacia, vista come snodo imprescindibile per l'accesso alle cure e il monitoraggio della salute pubblica.

Tra atto clinico e responsabilità del diniego

Accanto alla prospettiva di governo, il presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Roma, Giuseppe Guaglianone, ha rimarcato come l'identità clinica del farmacista trovi riscontro nelle responsabilità assunte quotidianamente al banco: «Il nostro lavoro non è semplice logistica. L’essenza della nostra natura sanitaria si manifesta nella responsabilità del diniego. Quando un farmacista si rifiuta di erogare una ricetta inappropriata o pericolosa, sta esercitando un veto a tutela della salute del cittadino. Questo è un atto clinico, non un atto commerciale».

Le evidenze scientifiche confermano l'impatto di questo impegno sul campo: quando il farmacista segue attivamente il paziente cronico, i parametri migliorano; se affianca il paziente oncologico, le reazioni avverse gravi si dimezzano; e una corretta riconciliazione farmacologica sul territorio riduce del 40% i ricoveri ospedalieri, alleggerendo concretamente il carico sul Servizio Sanitario Nazionale.

Il paradosso dei contratti

Tuttavia, manca una presa di coscienza istituzionale su questo aspetto. Lo dimostra il tema dei contratti. Nonostante la Legge Lorenzin abbia inserito i farmacisti tra le professioni sanitarie, persiste una disparità. Se i colleghi del comparto pubblico godono dell'indennità di specificità sanitaria prevista dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Dirigenza dell'Area Sanità, chi lavora nel settore privato vede il proprio atto professionale trattato ancora con le logiche del commercio.

Qualcosa si è mosso alla vigilia del convegno, grazie all'ipotesi di rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle farmacie comunali firmata il 15 settembre da Assofarm insieme a Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che ha introdotto una specifica indennità professionale. Cambiamento accolto con favore, anche se il presidente di Assofarm, Luca Pieri, ha però fatto notare come nell'intesa persista «una delicata timidezza lessicale», legata alla scelta di parlare prudentemente di indennità «professionale» ed evitare il termine «sanitaria». Un passo avanti, comunque.

La fuga dal banco e la crisi dei giovani

Le ambiguità contrattuali pesano sul futuro della categoria e alimentano una progressiva disaffezione verso il lavoro in farmacia. I dati di AlmaLaurea mostrano negli ultimi quindici anni i neolaureati che scelgono stabilmente il banco sono calati del 25%.

A Roma la situazione è evidente. A fronte di una crescita degli iscritti all'Ordine – saliti da 5.753 a fine 2022 agli attuali 6.994, con un più 21,5% spinto da 1.479 nuovi ingressi –, si contano oltre 210 cancellazioni all'anno. L'80% di chi lascia ha meno di 67 anni e sceglie strade diverse. Per invertire la rotta, l'Ordine chiede l'introduzione dell'indennità di specificità sanitaria anche nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle farmacie private e una piena integrazione nella nuova architettura del Servizio Sanitario Nazionale, affinché «i nostri giovani possano guardare alla farmacia non come a un vicolo cieco, ma come a un luogo vivo in cui poter crescere, investire il proprio futuro e vedere pienamente realizzate le proprie ambizioni», aggiunge Guaglianone.

Intelligenza artificiale e il valore insostituibile della cura

Il futuro della professione deve fare i conti anche con la tecnologia. Intervenendo sul tema, la preside della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Sapienza di Roma, Luisa Avitabile, ha messo l’accento sull’impatto dell’intelligenza artificiale:«può supportare la farmacia nella gestione dei processi e dei dati, ma non potrà mai sostituire il giudizio, la responsabilità e la relazione di cura che legano il farmacista al paziente: sono proprio questi elementi, irriducibili all'algoritmo, a fondare giuridicamente la natura sanitaria della professione», ha affermato. 

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