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Nutrizione
Le nuove linee-guida dietetiche Usa per il diabete. Il commento della Società italiana di diabetologia
Redazione
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La Società italiana di diabetologia (Sid) accoglie positivamente l’invito al ritorno al ”cibo vero” nelle nuove Dietary Guidelines for Americans (DGA) 2025–2030, pubblicate di recente, che indicano come prioritaria la riduzione degli alimenti ultra-processati, ricchi di zuccheri aggiunti, sale e grassi di bassa qualità. Un’impostazione che la Sid valuta positivamente, pur con alcune precisazioni fondamentali. La grafica a corredo delle nuove linee-guida, la cosiddetta “piramide rovesciata”, può infatti generare equivoci perché sembra sdoganare le carni rosse e i grassi saturi di derivazione animale, come formaggi grassi e burro. La Sid ribadisce perciò un punto fondamentale per la salute metabolica e cardiovascolare: grassi saturi e carni rosse non devono occupare troppo spazio in una dieta equilibrata, soprattutto nelle persone con diabete, ma anche nella popolazione generale.

Il modello alimentare americano, sempre più basato su cibi ultra-processati, ha prodotto effetti devastanti: oltre il 70% degli adulti è in sovrappeso o obeso e quasi un adolescente su tre tra i 12 e i 17 anni presenta una condizione di prediabete. Per decenni, si legge nelle linee guida, gli incentivi federali hanno favorito alimenti di bassa qualità e altamente processati, insieme a un approccio centrato sull’intervento farmacologico, più che sulla prevenzione. 

Ora, nel testo delle nuove linee-guida statunitensi è chiaramente specificato che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico totale. «Un limite coerente con le raccomandazioni internazionali – commenta Raffaella Buzzetti, presidente della Sid – che va tradotto in scelte concrete: meno carni rosse e lavorate, meno grassi animali, più fonti di grassi “buoni”, cioè quelli polinsaturi di origine vegetale come frutta in guscio, semi, olio d’oliva, e marina come pesce azzurro e salmone».

Non tutto il cibo “vero”, però, ha lo stesso impatto sulla salute, avverte Buzzetti, «e il cibo “vero” della tradizione nord-americana è diverso dal cibo “vero” della tradizione mediterranea. Il ritorno al cibo non industriale è un passo avanti, ma senza sostituire il cibo ultra-processato con grandi quantità di carne e formaggi grassi. Le evidenze scientifiche sono chiare: un consumo eccessivo di grassi saturi e carni rosse, in particolare se frequente e in porzioni abbondanti, è associato a un aumento del rischio cardiovascolare e a un peggior controllo metabolico. Questo vale per tutti, ma naturalmente ancora di più per chi convive con il diabete».

La Sid invita a non perdere di vista l’equilibrio complessivo della dieta. «Proteine sì, ma con varietà, cioè non solo animali, ma anche vegetali, e di qualità: pesce, legumi, uova, carni bianche, latte e yogurt, frutta secca, semi, olive, avocado, cereali integrali e oli vegetali come l’olio extravergine di oliva, pilastro della dieta mediterranea – precisa la presidente Sid - restano scelte di riferimento. Le carni rosse e i grassi saturi possono avere spazio, ma non devono diventare protagonisti quotidiani dell’alimentazione. Spazio anche, come ricordano le nuove linee guida, a cibi fermentati come crauti, kimchi, kefir, miso, favorevoli alla salute del microbiota intestinale, insieme a un’abbondanza di fibre e vegetali».

Diabete e obesità sono la cartina di tornasole dell’impatto delle scelte alimentari sulla salute pubblica. «Un’alimentazione equilibrata, ricca di fibre, con grassi di buona qualità e un apporto controllato di proteine animali, migliora la sensibilità insulinica e riduce le complicanze cardiovascolari » ricorda infine Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Sid.

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