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DidascaliaImmagine: Cdc/Nih
Un gruppo di scienziati del La Jolla Institute for Immunology di San Diego (Usa) ha individuato e analizzato nel dettaglio il primo gruppo di anticorpi umani in grado di neutralizzare il virus del morbillo. La ricerca, sostenuti dai National Institutes of Health americani, ha permesso di isolare molecole specifiche che, nei test di laboratorio, hanno dimostrato di poter abbattere la presenza dell'infezione fino a farla scomparire del tutto. La ricerca pubblicata sulla rivista Cell Host & Microbe apre alla possibilità di mettere a punto una terapia contro l'infezione.
Nel corso del 2024 sono stati segnalati nel mondo più di 470 casi di morbillo e da qualche anno, complice una flessione delle coperture vaccinali, è in corso una ripresa dei contagi in molte aree del mondo. Sebbene il vaccino rappresenti una difesa consolidata, una fascia della popolazione - per esempio i neonati o le persone immunocompromesse - non ha protezione e, al momento, non esistono terapie antivirali specifiche approvate dalle autorità regolatorie.
«Con l'aumento dei casi di morbillo, abbiamo urgentemente bisogno di terapie efficaci per proteggere i più vulnerabili», ha spiegato in una nota Jeffrey K. Taubenberger, direttore ad interim del National Institute of Allergy and Infectious Diseases. «Questa ricerca ci offre per la prima volta un quadro chiaro dei bersagli più promettenti per farmaci a base di anticorpi che potrebbero proteggere o curare le persone per le quali la vaccinazione non è un'opzione».
La nuova mappa del virus
Fino a oggi, la conoscenza scientifica si era basata prevalentemente su studi condotti su anticorpi provenienti da modelli animali, lasciando inesplorata la reale architettura della risposta immunitaria umana. Il team ha invece analizzato linfociti B di un donatore che aveva ricevuto tre dosi di vaccino. Da questo campione sono stati ingegnerizzati oltre 100 anticorpi monoclonali umani, ciascuno affine a un punto preciso del virus.
Attraverso l'uso della criomicroscopia elettronica, i ricercatori hanno generato mappe ad altissima risoluzione che mostrano come questi anticorpi si leghino alle proteine di superficie del virus: l'Emoagglutinina (H) e la proteina di Fusione (F).
Il super-anticorpo 4F09
I risultati hanno ribaltato un paradigma scientifico consolidato: se prima si riteneva che la protezione derivasse quasi esclusivamente dagli anticorpi contro la proteina H, la ricerca ha dimostrato che quelli diretti contro la proteina F sono altrettanto determinanti. In particolare, l'anticorpo denominato 4F09 si è rivelato il più efficace tra quelli studiati, riuscendo a bloccare meccanicamente la proteina F e impedendo al virus di penetrare nelle cellule umane. Nei test su modelli animali, questo intervento ha ridotto la carica virale nei polmoni fino a renderla completamente assente.
Un ulteriore dato rilevante riguarda la stabilità del bersaglio: le regioni del virus colpite da questi anticorpi sono pressoché identiche in tutti i ceppi attualmente circolanti. Questo suggerisce che il virus del morbillo non possa mutare facilmente per sfuggire al trattamento senza perdere la propria capacità di sopravvivere. Gli scienziati sono ora alla ricerca di partner industriali per tradurre queste evidenze cliniche in un farmaco che possa fungere sia da profilassi post-esposizione che da terapia per i pazienti già infetti.
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