La lunga strada che porta un nuovo trattamento dal laboratorio al letto dei pazienti è segnata da tante specifiche tappe, tutte fondamentali. Una di queste, però, viene molto spesso trascurata e ignorata: la pubblicazione dei risultati degli studi clinici sui registri pubblici entro i dodici mesi dalla fine del trial, uno standard richiesto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che dovrebbe essere applicato a prescindere dalla pubblicazione o meno del lavoro su una rivista scientifica. In Europa, per esempio, solo il 26% degli studi sono stati registrati retrospettivamente (3.457 su 13.254) nel 2022. Ciò comporta una mancanza di informazione che, a sua volta, può riflettersi sulla sostenibilità della ricerca. Questo vale soprattutto per il settore dell’oncologia, che rappresenta una quota rilevante della ricerca clinica globale.
A segnalare l’inadempienza rispetto alla pubblicazione dei risultati dei trial nei registri pubblici, è il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) in occasione del Congresso nazionale che si è aperto giovedì 9 maggio a Siracusa.
«I progressi ottenuti con la ricerca scientifica hanno determinato, per molte malattie oncologiche, un miglioramento della prognosi e una radicale modifica della storia naturale di malattia» osserva Luisa Fioretto, presidente Cipomo e direttrice del Dipartimento oncologico dell’Azienda sanitaria Toscana Centro. «Tuttavia – aggiunge - l’abitudine di trascurare la tappa della pubblicazione dei risultati su un registro pubblico, lo stesso dove vengono registrati gli studi nel momento in cui vengono attivati, può in alcuni casi rallentare il progresso in uno dei settori a più alta velocità di innovazione».
I registri di studi clinici sono database consultabili via internet e messi a punto da enti governativi, centri di ricerca, associazioni scientifiche, che elencano le sperimentazioni cliniche autorizzate in corso o che stanno per cominciare.
«Per l’Oms pubblicare i risultati solo su una rivista scientifica non è sufficiente – precisa Paolo Tralongo, presidente del Congresso Cipomo e direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Azienda sanitaria provinciale di Siracusa – ma è necessario riportare i dati anche nei registri pubblici. Adempiere a questo impegno consente di migliorare l’assistenza sanitaria, di aiutare le agenzie governative ad allocare correttamente le risorse».
Si stima che ogni anno vengano sprecati circa 85 miliardi di dollari per finanziare trial che non contribuiscono al progresso della medicina in quanto i loro risultati non vengono resi noti e i ricercatori si trovano a duplicare inutilmente sperimentazioni su farmaci di cui altri hanno già documentato i rischi o la mancata efficacia.
La pubblicazione dei risultati dei trial sui registri pubblici è oggi più importante che mai. «Considerata la progressiva insostenibilità dei sistemi sanitari – conclude infatti Fioretto – al fine di determinare se l’efficacia di un farmaco ne giustifica il costo, i decisori preposti devono poter avere accesso ai risultati completi di tutti i trial clinici: questo spesso non accade con possibile spreco di risorse pubbliche».
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