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L'incontro
La fiducia al centro nell’etica dell’informazione e nella comunicazione medico-paziente
Redazione
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Rispondere al fabbisogno formativo del giornalismo professionistico, analizzando l’evoluzione dell’etica e della deontologia dell’informazione scientifica nell’epoca delle fake news e dell’intelligenza artificiale. Questo l’obiettivo del corso “Etica dell’informazione: la sfida contemporanea del giornalismo scientifico” che si è tenuto a Bologna il 13 giugno, promosso dall’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna e dalla Fondazione Ordine dei giornalisti della stessa Regione, realizzato in collaborazione con la HC Training di Roma e con il supporto incondizionato di Pfizer.

«Rilevare e contrastare la disinformazione è sempre più importante– ha sostenuto Marco Dotti, docente universitario di sociologia e giornalista, durante l'incontro coordinato dal giornalista Luca Telese – soprattutto nel giornalismo scientifico. I metodi di machine learning hanno mostrato il loro potenziale nell’automatizzare il rilevamento della disinformazione, ma il fattore umano resta fondamentale».

Appunto parlando di fattore umano, il giornalista Alessandro Malpelo ha affrontato il tema della comunicazione medico-paziente in ambito oncologico insieme a Claudio Zamagni, responsabile dell'Oncologia medica al Sant’Orsola di Bologna, e Roberto Sabbatini, dell’Unità Operativa di Oncologia del Policlinico di Modena e coordinatore del Consiglio Aiom Emilia-Romagna.

«La fiducia è alla base della comunicazione medico-paziente in un contesto esterno dominato dal disordine informativo» ha sottolineato Zamagni. Perciò «dobbiamo affrontare le fake news con rigore scientifico e umanità» ha aggiunto.

Comunicare in modo chiaro ed empatico, infatti, può aiutare il paziente a distinguere tra informazioni accurate e false. Inoltre, una comunicazione aperta e basata sulla fiducia può incoraggiare il paziente a condividere le proprie preoccupazioni e dubbi, permettendo al medico di fornire informazioni corrette, puntuali e personalizzate e contrastare la disinformazione.

«La comunicazione della diagnosi varia notevolmente in base al genere e all’età del paziente» ha sottolineato Sabbatini. «Le donne sono più propense al dialogo – ha precisato infine - mentre gli uomini spesso rifiutano il confronto e vivono il tumore come una minaccia alla propria mascolinità».

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