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Tra pressioni digitali e paure, la salute mentale dei giovani peggiora da oltre un decennio
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    Immagine: Adam Jones, Ph.D., CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Depressione, ansia e disagio in aumento tra adolescenti e giovani adulti nei Paesi avanzati. Le cause sono multiple e interconnesse: digitale, povertà, scuola e instabilità globale. Gli esperti chiedono più prevenzione e interventi precoci

La salute mentale dei giovani sta peggiorando in modo costante in molti Paesi ad alto reddito. Aumentano i casi di depressione, ansia, disagio psicologico e peggiora il benessere generale. È quanto emerge da un’analisi basata su dati internazionali, letteratura scientifica e contributi di esperti clinici e di policy realizzata dall'Ocse

Il quadro delineato indica che il deterioramento non è un fenomeno improvviso, né esclusivamente legato alla pandemia di Covid-19, ma una tendenza di lungo periodo che precede il 2020 e che negli ultimi anni ha subito un’ulteriore accelerazione.

Secondo il rapporto, tra il 2012 e il 2022, in nove Paesi su undici analizzati gli indicatori di salute mentale giovanile hanno registrato un calo medio annuo compreso tra il 3% e il 16%. Anche se in alcuni contesti emergono segnali iniziali di stabilizzazione nel 2023 e 2024, gli esperti invitano alla cautela: non è ancora chiaro se si tratti di un miglioramento strutturale o di una semplice fase di assestamento dopo il periodo post-pandemico.

Un dato particolarmente rilevante riguarda le adolescenti: in diversi Paesi, più di due terzi delle ragazze di 15 anni riferiscono più sintomi di malessere psicologico. Inoltre, i ricoveri per episodi di autolesionismo tra le ragazze sotto i 17 anni sono aumentate del 29% tra il 2015 e il 2023.

Un fenomeno senza una causa unica

Il rapporto sottolinea che non esiste un singolo fattore responsabile del peggioramento, ma una combinazione di pressioni che si sovrappongono. Come osservano gli esperti citati nello studio, i giovani si trovano a fronteggiare «pressioni multiple e interconnesse che si accumulano in diversi ambiti della loro vita».

Tra i fattori emergenti spicca la digitalizzazione. L’uso eccessivo o nelle ore notturne di dispositivi digitali è associato a disturbi del sonno, a loro volta strettamente legati a un peggioramento della salute mentale. I social media sono collegati a sintomi di ansia, umore depresso e insoddisfazione per il proprio corpo, anche se non mancano effetti positivi legati alla socializzazione e al supporto tra pari.

Un ulteriore elemento riguarda l’esposizione continua a contenuti online potenzialmente fonte di stress: dalla cronaca di conflitti globali alle crisi climatiche. Fenomeni che alimentano quello che gli esperti definiscono «ansia da instabilità globale», anche tra giovani non direttamente coinvolti dagli eventi.

Accanto ai fattori nuovi, restano determinanti quelli strutturali: disuguaglianze economiche, povertà, insicurezza abitativa, pressione scolastica e fenomeni di bullismo e cyberbullismo, tutti elementi fortemente associati a depressione, ansia e autolesionismo.

Il rapporto evidenzia come questi fattori non agiscano in modo isolato, ma si sommino tra loro. L’esposizione contemporanea a più forme di stress contribuisce a un senso diffuso di pressione costante e a una riduzione della fiducia nel futuro tra i giovani.

Tra prevenzione (che non c'è) e il nodo dei divieti

Gli esperti sottolineano l’importanza di ambienti protettivi come la famiglia, la scuola e le reti sociali. Programmi di apprendimento socio-emotivo e interventi precoci possono rafforzare la resilienza e ridurre l’insorgenza dei disturbi.

Tuttavia, nella maggior parte dei Paesi analizzati, la prevenzione resta insufficiente. L’accesso ai servizi avviene spesso solo quando le difficoltà sono già avanzate, con un ricorso prevalente a interventi clinici ad alta soglia.

Negli ultimi anni diversi Paesi hanno introdotto politiche per regolamentare l’uso dei dispositivi digitali a scuola, restrizioni sui social media e sistemi di verifica dell’età. Tuttavia, le evidenze sugli effetti di queste misure sulla salute mentale restano contrastanti: alcuni studi segnalano benefici limitati, altri non rilevano impatti significativi sul benessere complessivo.

Un’altra criticità riguarda la disponibilità dei dati. Meno di un terzo dei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico raccoglie informazioni regolari e comparabili nel tempo sulla salute mentale giovanile. Anche le misurazioni dell’uso digitale e delle condizioni socioeconomiche risultano spesso incomplete.

Per affrontare il fenomeno, conclude il rapporto, è necessario un approccio coordinato e multidimensionale. Le raccomandazioni principali includono il rafforzamento della prevenzione nelle scuole, l’espansione dei servizi di supporto a bassa soglia, l’intervento sulle disuguaglianze sociali e una valutazione rigorosa delle politiche digitali. Fondamentale anche il miglioramento della raccolta dati e l’ascolto diretto dei giovani, per comprendere meglio bisogni ed esperienze.

 

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