Il dubbio: c'è un legame tra ftalati e fibromi uterini

Lo studio 

Il dubbio: c'è un legame tra ftalati e fibromi uterini

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Immagine: U.S. Customs and Border Protection, Public domain, via Wikimedia Commons
di redazione
Sono ovunque ed evitarli è impossibile. Le donne più esposte agli ftalati sono più a rischio di sviluppare un fibroma sintomatico. E per la prima volta è stato ricostruito il meccanismo alla base di questa associazione. Lo studio su Pnas

Sono ovunque. Nella tappezzeria delle automobili, nelle tende della doccia, nei contenitori per alimenti, nelle scarpe, negli smalti per le unghie, nelle vernici. Usati come solventi e plastificanti per una vastissima gamma di prodotti, gli ftalati sono banditi solo nei prodotti per l’infanzia. Evitarli è impossibile. Eppure sarebbe opportuno starne alla larga perché la loro consolidata cattiva fama di sostanze tossiche in grado di interferire con il sistema endocrino è indubbiamente fondata. Anzi è una certezza. Almeno così la vedono gli scienziati della Northwestern Medicine che per la prima volta hanno dimostrato l’esistenza di un nesso causale tra l’esposizione agli ftalati e la crescita dei fibromi uterini, il più frequente tipo di tumore benigno nelle donne che può colpire fino all’80 per cento della popolazione femminile. In un quarto dei casi il fibroma, che consiste in una formazione generata dai fibroblasti, cellule tipiche del tessuto connettivo, diventa sintomatico provocando un eccessivo e incontrollato sanguinamento, anemia, aborti spontanei e infertilità. I fibromi possono anche generare tumori addominali che richiedono interventi chirurgici tecnicamente complessi. 

Il nuovo studio ha mostrato che le donne con un'elevata esposizione a determinati ftalati come il dietilesilftalato (DEHP)  e i suoi metaboliti hanno un alto rischio di avere un fibroma sintomatico. Il dietilesilftalato è, tra tutti gli ftalati, quella più utilizzata. Nonostante alcune restrizioni normative nei Paesi dell'Unione Europea ne suggeriscano la pericolosità, il dietilesilftalato è ancora ampiamente utilizzato per il confezionamento di prodotti alimentari e sanitari negli Stati Uniti e in molte altre parti del mondo. Per la sua proprietà plastificante diventa prezioso in una vasta gamma di oggetti, dalle vernici delle pareti, al materiale per i pavimenti, ai contenitori alimentari, alla tappezzerie delle auto. Lo si può trovare in ambienti interni come case, scuole, asili nido, uffici e automobili e  le sue particelle possono depositarsi sui pavimenti e su altre superfici oltre ad accumularsi nel pulviscolo dell’aria. Durante la gravidanza, piccole quantità di dietilesilftalato possono passare dalla madre al feto.

«Questi inquinanti tossici sono ovunque, compresi imballaggi alimentari, prodotti per capelli e trucco e altro, e il loro utilizzo non è vietato. Si tratta di qualcosa di più di semplici inquinanti ambientali. Possono causare danni specifici ai tessuti umani», ha dichiarato Serdar Bulun a capo dello studio

I ricercatori non si sono limitati a osservare l’associazione tra l’esposizione agli ftalati e la crescita dei fibromi uterini, ma hanno individuato e descritto per la prima volta i meccanismi alla base di tale legame. 

L'esposizione al dietilesilftalato può innescare una disfunzione ormonale che attiva un recettore sensibile a varie sostanze chimiche (l’Aryl Hydrocarbon Receptor, AHR) che, legandosi al Dna, induce una maggiore crescita dei fibromi.

«È interessante notare che l'Ahr è stato usato come recettore per la diossina, la tossina chiave del cosiddetto “agente arancio” usato nella guerra del Vietnam. L’agente arancio ha causato significative anomalie riproduttive nelle popolazioni esposte.  La diossina e l’Ahr sono stati considerati responsabili», commenta Bulun.  Il nuovo studio fornisce ulteriori prove a sostegno di queste teorie.