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DidascaliaImmagine: Antoni Shkraba Studio: https://www.pexels.com/photo/female-doctor-taking-notes-5214951/
Nelle aziende sanitarie pubbliche, solo il 23,6% dei direttori e direttrici generali è donna. Tra i medici con incarichi di Struttura complessa (i “primari”) la percentuale femminile si ferma al 22,97%: Tra il personale sanitario, che comprende professioni storicamente composte da donne, è dato un riconoscimento solo marginali nelle cariche dirigenziali, per circa lo 0,22% soltanto dei professionisti.
Nel settore privato, il comparto farmaceutico mostra risultati incoraggianti: le donne rappresentano il 45% degli addetti e quasi la metà dei quadri, mentre tra i dirigenti la loro presenza è ancora limitata al 37,7%. Più critico il settore dei dispositivi medici, dove le donne occupano solo il 25% dei ruoli apicali, nonostante una partecipazione femminile al 45%.
Infine, nel mondo accademico, nell’area delle Scienze mediche, pur registrando una crescita tra i docenti (43,23%), la presenza femminile nei ruoli più elevati è ancora ridotta: solo il 22% delle professoresse ordinarie è donna.
È questa la sintesi del panorama tracciato dal Rapporto annuale 2025 dell’Osservatorio sull’equità di genere della leadership in sanità, promosso dall’Associazione LEADS–Donne Leader in Sanità in collaborazione con l’Università di Milano.
L’Osservatorio ha realizzato un indicatore sintetico che misura la rappresentanza di genere nei ruoli di leadership: il Gender Leadership Index in Health. IL GLIH, misurando la presenza di uomini e donne in ruoli di leadership rispetto alla ripartizione di genere della forza lavoro, fornisce una base per orientare politiche e azioni verso una leadership sanitaria più equa e sostenibile. L’indicatore si muove in un intervallo fra zero, ossia nessuna rappresentanza del genere femminile, e uno, ossia totale rappresentanza del genere femminile.
I risultati mostrano forti disparità in quasi tutti gli ambiti oggetto di analisi: il Servizio sanitario nazionale presenta la maggiore disuguaglianza, con l’indice pari a 0,21 pur essendo il settore con la maggior percentuale di donne tra gli occupati (circa il 70%). Anche nel personale universitario si osserva un forte squilibrio nella rappresentanza delle donne nei ruoli apicali: guardando ai professori ordinari delle discipline delle Scienze mediche, si registra un indice pari a 0,27. Il settore farmaceutico e il settore dei dispositivi medici riportano valori più alti. Nel primo ci si avvicina molto al punto di equilibrio (0,43) e dal trend si osserva un progressivo avvicinamento alla piena parità. Nel secondo, invece, nonostante una minore partecipazione femminile agli addetti ai lavori di questo campo, il GLIH raggiunge lo 0,31, indicando una sottorappresentazione femminile nei ruoli apicali di questo settore.
Proposte e buone pratiche
Il Rapporto ha raccolto anche una serie di buone pratiche che possono favorire la promozione della leadership femminile, agendo con un cambiamento culturale profondo e un impegno strutturato da parte delle organizzazioni. Tra le strategie indicate come più efficaci emergono il monitoraggio sistemico, l’adozione di sistemi di valutazione e performance neutrali, la formazione su competenze manageriali e anche sul tema dell’inclusione, l’adozione di politiche di welfare che favoriscano la conciliazione vita-lavoro, e altre ancora. Un altro «potente strumento» è quello dei percorsi di mentoring e iniziative di networking professionale che aiutano a superare il confidence gap, anche grazie ala possibilità di entrare in contatto diretto con role model.
L’Osservatorio sulla leadership femminile in sanità «non è soltanto un progetto di ricerca: è un modo per fare advocacy in modo costruttivo – spiega Patrizia Ravaioli, presidente LEADS–Donne leader in sanità - per influenzare le decisioni pubbliche attraverso l’evidenza dei dati e la forza dell’analisi oggettiva. Questo Osservatorio – aggiunge - rappresenta una forma concreta di impegno civile e sociale, è la dimostrazione di come la conoscenza possa diventare strumento di cambiamento, di come la ricerca possa tradursi in azione, e l’evidenza in equità».
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