occhiello
Lo studio
Nuove prospettive per la terapia genica nella Sindrome di Rett
Michele Musso
  • Immagine
    MeCP2
    Didascalia
    Immagine della localizzazione di MeCP2 (in verde) nel nucleo dei neuroni in vitro (in rosso)
Corpo

Una scoperta tutta italiana chiarisce il ruolo del gene della sindrome di Rett, malattia del neurosviluppo che colpisce soprattutto le bambine, causata dalla perdita di funzione del gene MECP2. Per questa patologia, caratterizzata da regressione delle abilità motorie, del linguaggio e ridotta interazione sociale, a oggi non esistono terapie in grado di arrestare o invertire la progressione dei sintomi.

Un gruppo di ricerca dell’Istituto di neuroscienze (Cnr-In) e dell’Istituto di tecnologie biomediche (Cnr-Itb) del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano, in collaborazione con l’ospedale San Raffaele del capoluogo lombardo, ha identificato una funzione finora sconosciuta della proteina MeCP2, che potrebbe avere rilevanti implicazioni terapeutiche.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, dimostra per la prima volta che la proteina MeCP2 è capace di attivare geni cruciali per lo sviluppo dei neuroni, in particolare “collaborando” con un complesso epigenetico chiamato SWI/SNF, che regola l’accesso al Dna. Tramite analisi sull’intero genoma, questo studio ha chiarito i target principali della proteina MeCP2 che promuovono il differenziamento dei neuroni e la loro maturazione funzionale. Sorprendentemente, questo meccanismo è attivo durante lo sviluppo cerebrale, mentre è trascurabile in neuroni maturi del cervello adulto. Di conseguenza, i neuroni adulti sono in grado di tollerare livelli significativamente più elevati di MeCP2 rispetto ad altri tipi cellulari.

«Per anni la comunità scientifica ha ritenuto che un eccesso di MeCP2 potesse essere dannoso quanto la sua carenza – ricorda Vania Broccoli, coordinatore dello studio - contribuendo a rallentare lo sviluppo di strategie di terapia genica volte a ripristinare la funzione del gene MECP2 nel cervello delle pazienti. Questo timore ha rappresentato un importante limite nella valutazione della sicurezza di tali approcci. I nuovi risultati ribaltano questo paradigma: l’effetto tossico di livelli elevati di MeCP2 non è universale, ma dipende dal contesto cellulare e non si applica ai neuroni, le cellule chiave nella patologia. Questo cambio di prospettiva amplia significativamente la finestra terapeutica e apre la strada a strategie di terapia genica più efficaci e sicure».

A oggi solo due approcci di terapia genica per la sindrome di Rett hanno raggiunto la fase clinica. «Tuttavia – auspica Mirko Luoni, anch'egli autore dello studio - questa scoperta potrebbe accelerare lo sviluppo e la validazione di nuove soluzioni terapeutiche, facilitandone il passaggio verso la sperimentazione clinica».

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