Cancro: in Ucraina quattro mesi di ritardo nelle cure provocano 3.600 morti

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Cancro: in Ucraina quattro mesi di ritardo nelle cure provocano 3.600 morti

di redazione

In guerra si muore anche di tumore. Una stima pubblicata su JCO Global Oncology, per esempio, prevede che in Ucraina un ritardo di quattro mesi nella diagnosi e nell’inizio delle cure per le cinque neoplasie più frequenti nel Paese determinerà un aumento di 3.600 morti per cancro nel giro di pochi anni.

I conflitti bellici, infatti, indeboliscono i sistemi sanitari nazionali, espongono i pazienti oncologici, per definizione fragili, a infezioni, li costringono a interrompere e a posticipare cure salvavita, ostacolano la catena di distribuzione dei farmaci, distraggono risorse che dalla sanità vengono destinate alla Difesa, rallentando o cancellando i programmi di prevenzione contro le neoplasie.

Alla “Oncologia nei contesti di guerra”, l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ha dedicato, il 5 giugno a Firenze, una sessione del Congresso nazionale Aiom Giovani.

«Non possiamo limitarci a evidenziare le difficoltà, pur rilevanti, che incontrano i clinici e i pazienti colpiti dal cancro nel nostro Paese» dice Francesco Perrone, presidente Aiom. «La scienza ha un approccio globale – prosegue - e siamo pronti a collaborare con le Società scientifiche di quelle aree del mondo, come l’Ucraina, che stanno affrontando enormi ostacoli nelle cure oncologiche a causa dei conflitti armati. L’aumento del rischio di cancro per la diffusione incontrollata di agenti inquinanti, i ritardi diagnostici e i ritardi terapeutici rappresentano tutti insieme motivo di preoccupazione, poiché si traducono tutti in un aumento della mortalità».

L’edizione 2024 dei “Numeri del cancro in Italia” conterrà un capitolo con le testimonianze degli oncologi che lavorano in Ucraina e in altri contesti di guerra.

«Al National Cancer Institute di Kiev, il più importante centro oncologico del Paese – ricorda Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom - nella prima fase del conflitto il personale ha fatto sforzi incredibili per riuscire a somministrare le chemioterapie, perché, a causa dei blocchi improvvisi in città, molti dei medici e degli infermieri non riuscivano nemmeno a raggiungere l’ospedale. Nei successivi due anni, tutti gli operatori sanitari hanno compiuto sforzi importantissimi per ricondurre la situazione vicino alla normalità, pur permanendo tutte le criticità della guerra. Anche la ricerca ha subito una forte battuta d’arresto – aggiunge - perché non sono stati aperti nuovi studi per un lungo periodo. In Ucraina, inoltre, è stato attivato un programma di evacuazione all’estero dei cittadini colpiti dal cancro, che dal 2022 all’inizio del 2024 ha portato oltre 600 pazienti adulti e circa 600 pediatrici a essere trattati in altri Paesi europei». Per Di Maio, «troppo spesso diamo per “scontati” i progressi contro il cancro e l’accesso ai farmaci innovativi. Ma ci sono aree del mondo, non solo quelle interessate da guerre o carestie, ma anche i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, in cui le terapie innovative restano un miraggio. Basti pensare che il 70% delle morti oncologiche, a livello mondiale, avviene proprio in Paesi a basso e medio reddito – precisa - e in meno del 30% delle Nazioni a basso reddito sono disponibili le cure contro il cancro». E di questa disparità, dice il presidente eletto Aiom, «vogliamo che i giovani oncologi siano consapevoli».

I soci Aiom sono 2.483, di cui 1.437 donne e 1.046 uomini. «Gli under 40 sono 1.262, quindi più della metà di tutti i soci» sottolinea Angela Toss, coordinatrice del Working Group Aiom Giovani. Anche tra di loro la componente femminile è fortemente rappresentata: le donne sono 857, il doppio degli uomini (405). «La professione sta diventando sempre più complessa – sottolinea Toss - aprendosi alle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale, dai big data e dalla genomica. I giovani devono essere sensibili anche agli aspetti etici e sociali, grazie a una visione globale della cura della malattia, in cui le priorità cambiano, perché in alcuni Paesi troppi ostacoli impediscono le cure essenziali e la prevenzione è del tutto ignorata».

«Guardare oltre i nostri confini – sostiene Perrone - significa capire che nel mondo vi sono sistemi sanitari molto diversi. Anche i Paesi ad alto reddito possono essere caratterizzati da gravi disparità nelle cure. Ad esempio, negli Stati Uniti ci sono diverse sacche di popolazione che non hanno accesso a terapie oncologiche tempestive e adeguate. Disparità di status socio-economico, di copertura assicurativa e altri fattori portano a risultati molto diversi, anche all’interno dello stesso Paese. L’Italia continua ad avere un sistema universalistico in grado di garantire a tutti i migliori trattamenti. È un punto fermo – conclude il presidente Aiom - che va difeso».