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DidascaliaImmagine: Donald Trung Quoc Don (Chữ Hán: 徵國單) - Wikimedia Commons - © CC BY-SA 4.0 International
Un’ampia quota della popolazione globale continua a dare credito ad affermazioni sanitarie prive di basi scientifiche. È quanto emerge da un sondaggio internazionale che fotografa un fenomeno tutt’altro che marginale: la diffusione di convinzioni controverse su vaccini, alimentazione e farmaci, spesso in contrasto con il consenso della comunità scientifica.
Secondo l’indagine, di cui dà notizia Nature sul suo sito ha coinvolto oltre 16.000 persone in 16 Paesi e circa sette intervistati su dieci dichiarano di credere ad almeno una tesi non supportata da prove. Tra le più diffuse figurano l’idea che «il rischio delle vaccinazioni infantili supera i benefici», che «il fluoro nell’acqua è dannoso» oppure che «il latte crudo è più sano di quello pastorizzato». Una quota compresa tra un quarto e un terzo degli intervistati considera vere queste affermazioni, mentre molti altri ammettono incertezza.
I risultati, pubblicati dall’Edelman Trust Institute e non ancora sottoposti a revisione tra pari, sono stati definiti «sconcertanti» dal suo amministratore delegato Richard Edelman. Per David Bersoff, responsabile della ricerca dell’istituto, il dato «fa saltare l’idea» che simili convinzioni siano limitate a gruppi ristretti e marginali: «Non si tratta di un piccolo gruppo problematico».
Il fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia. Negli ultimi anni, diverse ricerche hanno evidenziato un aumento dello scetticismo nei confronti di alcune raccomandazioni scientifiche, in particolare su temi sensibili come le vaccinazioni. Durante la pandemia di Covid-19, ad esempio, la fiducia nell’importanza dei vaccini per i bambini è diminuita nella maggior parte dei Paesi analizzati a livello globale.
Anche su altri fronti emergono segnali analoghi. Negli Stati Uniti, un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation ha rilevato che oltre un terzo degli adulti ritiene plausibile un legame tra l’assunzione di paracetamolo in gravidanza e l’insorgenza dell’autismo nei figli, nonostante l’assenza di evidenze a sostegno.
Posizioni di questo tipo sono state rilanciate anche da figure pubbliche e movimenti politici, ma i dati suggeriscono che la loro diffusione supera i confini nazionali. In molti dei Paesi inclusi nel sondaggio — dal Brasile all’India, passando per Germania e Regno Unito — almeno la metà della popolazione aderisce ad almeno una di queste affermazioni «divisive».
Un aspetto che colpisce riguarda il profilo degli intervistati: chi crede a più tesi controverse non appare necessariamente meno informato. Al contrario, ha spesso un livello di istruzione comparabile e mostra un maggiore interesse per le notizie sulla salute. Questo elemento mette in discussione l’idea che il problema sia semplicemente riconducibile alla mancanza di informazioni.
Secondo gli autori dello studio, una possibile spiegazione è l’eccesso di contenuti disponibili, spesso tra loro contraddittori. Tra social media, mezzi di comunicazione e relazioni personali, orientarsi diventa più difficile. In un’indagine recente condotta nel Regno Unito, quasi il 40% degli intervistati ha affermato che oggi «c’è troppa informazione disponibile per capire cosa sia vero riguardo alla scienza».
Nonostante queste dinamiche, la fiducia complessiva nella scienza resta relativamente alta. Negli Stati Uniti, nel 2025 oltre tre quarti degli adulti dichiaravano di avere fiducia negli scienziati affinché agiscano nell’interesse pubblico, una percentuale superiore a quella attribuita a dirigenti d’impresa o rappresentanti politici, sebbene in calo rispetto agli anni precedenti alla pandemia.
Parallelamente, però, si osserva una trasformazione nelle fonti ritenute affidabili. Accanto agli esperti accademici, acquistano peso raccomandazioni personali, comunità online e influencer. «Quello che stiamo osservando è forse una redistribuzione della fiducia», spiega Colin Strong, esperto di scienze comportamentali.
In questo contesto, avverte Bersoff, «c’è stata una proliferazione di ‘esperti’ e di voci considerate affidabili, e di conseguenza l’autorevolezza degli scienziati si è in qualche modo diluita». Più aumenta il numero di fonti percepite come credibili, più cresce la probabilità che le persone si allontanino dalle indicazioni della scienza tradizionale.
Per gli studiosi, la risposta non può essere il semplice rigetto o la stigmatizzazione dello scetticismo. Comprendere le ragioni di queste posizioni e migliorare la comunicazione scientifica — rendendola più accessibile e chiara — diventa un passaggio cruciale. In caso contrario, il rischio è che una parte crescente dell’opinione pubblica continui a cercare altrove le proprie certezze.
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