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L'indagine
Il 45% degli under 20 europei punta a una professione sanitaria. In Italia sono un po' meno...
Redazione
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Il settore sanitario è il terzo più ambito dai giovani europei, dietro solo a lusso ed educazione. Con qualche differenza, però. Per i giovani italiani, infatti, le professioni sanitarie si posizionano sotto la media europea (42%), mentre molto ambiti risultano il lusso (62%) e il settore delle telecomunicazioni (61%)

Questo, almeno, è quanto risulta dall'indagine commissionata a Ipsos da Fondazione Clariane (presente in Italia con il network Korian) per valutare l’attrattività delle professioni sanitarie tra i giovani di sette Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, UK e Spagna).

La ricerca, condotta tramite questionario online tra ottobre e novembre 2023, ha coinvolto 2.100 giovani di età compresa tra i 16 e i 20 anni, trecento dei quali hanno espresso la propria percezione riguardo al mondo delle professioni sanitarie, ma non solo.

È interessante, infatti, l’analisi dei driver di scelta e delle barriere al lavoro. A livello aggregato, i giovani europei mostrano un alto livello di fiducia nell’abilità di trovare un lavoro dopo aver completato gli studi (75% si dichiara infatti fiducioso o molto fiducioso). Il dato si rileva alto anche in Italia (74%), uno dei Paesi analizzati con il tasso di disoccupazione giovanile più elevato.

In generale, il criterio più importante nella scelta del lavoro (60%) risulta il bilanciamento tra vita privata e lavoro, seguito dal fascino della professione (56%), dall’atmosfera e le relazioni sul luogo di lavoro (50%) e dal fatto che la carriera sia in linea con i propri valori (48%). Per quanto riguarda l’Italia in particolare si evidenzia alta attenzione anche per i livelli salariali (58%) e l’opportunità di avanzamento di carriera (54%).

Nel mondo sanitario, le carriere più ambite dai giovani europei sono quelle legate alla salute mentale (66%), davanti a paramedici (61%) e medici (60%); meno attrattive la professione infermieristica (49%) e i ruoli da operatore sociosanitario (45%).

I fattori che spingono i giovani europei a considerare una professione infermieristica e sociosanitaria sono l’utilità del lavoro (69%), il senso di orgoglio che esse trasmettono, la riconoscenza sociale e la soddisfazione personale (58%) e l’opportunità di lavorare in team (46%); il 48% dei giovani italiani, inoltre, indica anche i livelli salariali.

Le barriere per lavorare come infermiere o come operatore sociosanitario sono principalmente il carico di lavoro (39%), l’avere a che fare con le malattie (37%), l’irregolarità dell’orario lavorativo (34%), i livelli salariali (29%), lo sforzo fisico (29%) e la difficoltà di bilanciare la vita privata con il lavoro (28%). Il 33% dei giovani italiani, segnala tra queste difficoltà anche la durata degli studi necessari per accedere a determinate carriere.

«Il “calo delle vocazioni” in sanità è un elemento sistemico – sostiene presidente e CEO di Korian Italia, Federico Guidoni - non possiamo pensare di affrontare la crescente domanda di cure e assistenza sanitaria richiamando i medici in pensione o semplicemente aumentando i posti nelle università. I dati evidenziano un ampio divario tra le aspirazioni dei giovani e la loro percezione delle professioni sanitarie – aggiunge - soprattutto per quanto riguarda driver ritenuti fondamentali come il bilanciamento vita lavoro, la flessibilità oraria e il salario. Il settore privato e quello pubblico sono chiamati a dialogare e fare sistema anche su questo fronte, per essere pronti alle sfide del futuro. Possiamo fare meglio, investendo ancora di più in formazione e in nuove modalità organizzative e di lavoro favorite dall’introduzione massiva della digitalizzazione e automatizzazione dei processi a minor valore aggiunto e dall’introduzione strutturata dell’intelligenza artificiale. Tutti elementi estremamente attrattivi per i giovani. Usare tutte le risorse a disposizione e usarle meglio: questo – conclude - deve essere il nostro obiettivo».

 

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