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L'incontro
Endometriosi: aumentano le richieste di preservazione della fertilità
Redazione
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L'endometriosi colpisce più di 170 milioni di donne in tutto il mondo e più di 3 milioni solo in Italia. Nonostante questi numeri, se ne parla ancora molto poco e spesso le donne che ne soffrono pensano di avere solo dei crampi durante i loro cicli mestruali, mentre la patologia può progredire, compromettendo la funzione ovarica, riducendo sia la qualità che la quantità degli ovuli. Non esiste una cura, ma esistono soluzioni per prevenire la progressione della malattia, per controllare gran parte dei sintomi e prevenire conseguenze come l’infertilità.

Per questo Ivi, Istituto in medicina riproduttiva presente in nove Paesi (con quattro sedi in Italia), ha organizzato l’incontro “Endometriosi e fertilità”, un’occasione per riflettere su una patologia tanto diffusa, sulle possibili soluzioni offerte dalla scienza e sulla preservazione della fertilità che si è svolto a Roma mercoledì 20 marzo.

L'Organizzazione mondiale della sanità «considera l'infertilità una patologia e la definisce come l'assenza di concepimento dopo circa 12-24 mesi di regolari rapporti sessuali mirati non protetti» ricorda Daniela Galliano, responsabile del Centro Pma di Ivi Roma. «L’endometriosi è proprio una delle cause più note di infertilità – sottolinea - per questo è fondamentale che ci sia informazione e comprensione della malattia non solo a livello sociale ma in primo luogo sanitario per evitare che le donne si perdano in una spirale di diagnosi errate. Se in passato la diagnosi avveniva con notevole ritardo rispetto all’esordio dei sintomi, anche 7-8 anni dopo, oggi c’è una maggiore attenzione sia da parte dei medici sia delle donne stesse». Tanto che «negli ultimi dieci anni, nel Gruppo Ivi, le richieste di preservazione di fertilità si sono addirittura quadruplicate». Come spiega ancora Galliano, la tecnica più comune per la preservazione della fertilità è la vitrificazione degli ovociti, chiamata comunemente egg freezing, che consiste nel congelarli in pochi secondi a una temperatura di -196 gradi, con la possibilità di mantenere inalterata la loro qualità.
La patologia colpisce soprattutto le donne tra 25 e 35 anni, ma può riguardare anche fasce d'età più basse. In Italia ne soffre il 10-15% delle donne in età riproduttiva e circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficolta a concepire. I sintomi più frequenti sono mestruazioni dolorose, dolore pelvico cronico, dolore durante la minzione, sintomi gastrointestinali, dolore ai rapporti sessuali, affaticamento. Sintomi comuni ad altre malattie che ne rendono difficile la diagnosi.

«Le donne con endometriosi vivono nella costante minimizzazione, se non negazione del loro vissuto – sottolinea Vincenza Zimbardi, psicologa e psicoterapeuta del Centro Ivi di Roma – tanto da arrivare a dubitare di se stesse. Circondate da messaggi riduttivi che indurrebbero a un senso di rassegnazione e impotenza, possono essere spinte a tenersi il dolore, fisico e psicologico, dentro e magari a procrastinare controlli e cure. Il supporto psicologico è fondamentale, paradossalmente proprio perché il problema non sta nella loro testa».

L'esistenza di endometriosi a livello delle ovaie rende necessaria talora l'asportazione di cisti mediante operazione chirurgica, intervento che può influire sulla funzione ovarica delle pazienti, riducendo sia la quantità sia la qualità degli ovuli. Ciò significa che molte delle pazienti con endometriosi richiederanno la realizzazione di un trattamento di procreazione assistita per poter diventare madri.

«C’è troppo silenzio sul corpo femminile - conclude Galliano - ed è questo silenzio che rischia di minimizzare i sintomi e le conseguenze legate all’endometriosi: è fondamentale far passare il messaggio, soprattutto alle più giovani, che forti dolori durante il ciclo o durante i rapporti sessuali non sono normali, ma bisogna consultare uno specialista quanto prima per intervenire e arginare l’avanzamento dell’eventuale malattia».

 

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