Si stima che in tutto il mondo quasi un quarto delle malattie sia determinato dall’esposizione a fattori ambientali. Da qui l’esigenza di coniugare sempre più l’educazione alla salute della popolazione, in particolare dei giovani, con la promozione di interventi mirati per limitare i pericoli causati dall’inquinamento.
È questo l’obiettivo lanciato dal convegno nazionale “One Health Day. Dal laboratorio all’ambiente: un approccio One Health per la prevenzione delle malattie” che si è svolto a Roma venerdì 3 novembre alla Camera dei deputati, in occasione della giornata globale della salute del Pianeta che si celebra nello stesso giorno. L'incontro è stato promosso dalla One Health Foundation che nei mesi scorsi ha avviato “One Healthon”, campagna per sensibilizzare cittadini, Istituzioni, medici e media sulla necessità di promuovere il benessere della Terra.
«È provato scientificamente come la maggioranza dei casi di malattie cardiovascolari, oncologiche e respiratorie siano in qualche modo influenzate dai fattori ambientali» ricorda Rossana Berardi, presidente della One Health Foundation e professoressa di Oncologia medica all’Università Politecnica delle Marche. «Più di 1,4 milioni di decessi l’anno provocati dal cancro in tutto il mondo – precisa - sono riconducibili a fattori di rischio modificabili di natura ambientale. Ciò non deve rappresentare un alibi per nessuno e favorire comportamenti altrettanto pericolosi come il fumo, il consumo eccessivo di alcol e la sedentarietà. È dimostrato, infatti, che con stili di vita sani si può evitare fino al 40% delle nuove diagnosi di neoplasia. La prevenzione primaria è fondamentale anche nelle patologie cardiovascolari, che in Italia rappresentano la principale causa di morte e determinano più del 40% di tutti i decessi».
La nostra salute è «indissolubilmente legata a quella delle altre specie e dell’ambiente – sottolinea Roberto Danovaro, docente di Ecologia all'Università Politecnica delle Marche e presidente del Comitato scientifico WWF. «Cominciamo a capire, grazie ai risultati della migliore ricerca pubblica indipendente, che inquinando il mondo intorno a noi danneggiamo noi stessi e ne paghiamo un prezzo altissimo – prosegue - in termini di aspettative di vita, costi sanitari, benessere individuale e collettivo».
Il progetto One Healthon è stato avviato lo scorso marzo e ha visto una serie di iniziative divulgative condotte, on line e in presenza, a livello sia locale sia nazionale. «Siamo riusciti a coinvolgere professionisti sanitari, Associazioni di pazienti e di volontariato, esponenti delle Istituzioni, testimonial e media» spiega Mauro Boldrini, direttore della Comunicazione dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e vicepresidente di One Health Foundation. «L’obiettivo ora è quello di avviare progetti concreti e dai risultati tangibili – aggiunge - perché dalle buone intenzioni si passi ai fatti. Gli stili di vita dottati nei Paesi occidentali stanno portando a danni irreparabili con conseguenze incalcolabili per la nostra salute e quella dei nostri figli. Invertire la tendenza si può, ma dobbiamo impegnarci tutti».
La salute «deve essere globale e prevedere la prevenzione primaria e secondaria delle malattie, la cura sempre più personalizzata della persona, la costante innovazione medico-scientifica e la difesa a oltranza dell’ambiente e del mondo animale» sostiene infine Giuseppe Quintavalle, direttore generale del Policlinico Tor Vergata-Roma e referente per i rapporti istituzionali del progetto One Healthon. «Non va però sottovalutato – osserva - il fatto che attraverso politiche ambientali adeguate si possono ridurre i decessi, l’incidenza di alcune malattie e molti altri problemi di salute pubblica».
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