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DidascaliaImmagine: Lorie Shaull from St Paul, United States, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
Nella migliore delle ipotesi, se il piano per ridurre le emissioni di gas serra verrà applicato efficacemente, tra venti, trent’anni il numero di morti per malattie cardiovascolari causate dal caldo estremo sarà aumentato del 162 per cento.
Nella peggiore delle ipotesi, nel caso in cui i provvedimenti per mitigare il cambiamento climatico non venissero messi in atto, l’aumento dei decessi sarebbe del 233 per cento.
La previsione è frutto di uno studio finanziato dai National Institutes of Health pubblicato su Circulation. Le categorie più a rischio sono le persone over 65 e gli afroamericani, a causa delle patologie preesistenti o delle condizioni socioeconomiche che non consentono di ricorrere all’aria condizionata o che costringono a vivere in quartieri senza verde, con un elevato consumo di suolo, dove trovare refrigerio è impossibile, aree urbane particolarmente esposte alle alte temperature, chiamate “isole di calore”.
Secondo i calcoli dei ricercatori, il numero di decessi tra gli adulti over 65 dovuto al calore estremo potrebbe aumentare di 2,9-3,5 volte rispetto alla fascia di popolazione 20-64 anni. Le due stime si riferiscono ai due scenari della riduzione dei gas serra, il migliore e il peggiore. Tra gli afroamericani i decessi legati al caldo saranno da 3,8 a 4,6 volte maggiori rispetto alla popolazione caucasica.
Attualmente il caldo estremo è responsabile di meno dell’1 per cento dei decessi legati a cause cardiovascolari, ma con l’aumento delle giornate estive in cui il termometro sale sopra i 32°, come previsto dai climatologi, il numero dei morti aumenterà notevolmente. La condizione più pericolosa per il cuore è la combinazione di caldo estremo ed elevata umidità che viene misurata usando il parametro del cosiddetto “indice di calore”.
I ricercatori hanno analizzato i dati a livello di contea dei 48 Stati contigui degli USA tra maggio e settembre 2008-2019. Durante quel periodo si sono verificati più di 12 milioni di decessi legati a malattie cardiovascolari. Nello stesso periodo l’indice di calore era salito almeno per circa 54 volte ogni estate sopra i 32°. Gli scienziati hanno attribuito alle temperature estreme verificatesi durante ciascun periodo estivo una media nazionale di 1.651 decessi cardiovascolari annuali.
Ma nel prossimo futuro le giornate di caldo saranno ancora più frequenti. Nel periodo 2036-2065 ogni estate si conteranno 71-80 giorni con un indice di calore di almeno 32°. Sulla base di questi cambiamenti, si prevede che il numero annuale di decessi cardiovascolari legati al caldo aumenterà di 2,6 volte per la popolazione generale, passando da 1.651 a 4.320.
Questo accadrà nel caso in cui le emissioni verranno mantenute al minimo e i piani di riduzione dell’inquinamento verrano rispettati.
In caso contrario, se le emissioni dovessero aumentare, i decessi potrebbero più che triplicare, arrivando a 5.491.
«Gli oneri sanitari derivanti dal caldo estremo continueranno a crescere nei prossimi decenni. A causa dell’impatto diseguale del caldo estremo sulle diverse popolazioni, questa è anche una questione di equità sanitaria e potrebbe esacerbare le disparità sanitarie già esistenti», ha affermato uuno degli autori dello studio, Sameed A. Khatana, cardiologo alla Università della Pennsylvania, di Philadelphia.
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