È passato quasi un secolo, ormai, ma c'è ancora un Regio decreto del 1932 che impedisce agli atleti con diabete di arruolarsi nei Corpi militari e di competere nei gruppi sportivi dello Stato. Eppure di progressi medici ne sono stati fatti tanti in questo campo e ne sono testimoni atleti come la mezzofondista Anna Arnaudo e lo spadista Giulio Gaetani, simboli di una battaglia di civiltà per il diritto allo sport come strumento di inclusione e realizzazione personale.
In occasione della Giornata mondiale del diabete, la Federazione delle Società diabetologiche italiane (Fesdi), insieme a Sis, Amd, Intergruppo parlamentare obesità e diabete e Sport e salute, ha organizzato un convegno al Circolo del Tennis del Foro italico di Roma, dedicato al ruolo fondamentale dell’attività fisica nella prevenzione e gestione della malattia.
Il diabete rappresenta una sfida crescente: secondo l’International Diabetes Federation, entro il 2045 interesserà un adulto su otto a livello globale. In Italia colpisce già oltre 4 milioni di persone e potrebbe raggiungere il 10% della popolazione entro il 2040. Di fronte a questa prospettiva, sport e stili di vita sani diventano strumenti imprescindibili. In linea con il “Manifesto dei diritti della persona con diabete” e con il recente protocollo d’intesa tra Sport e salute, Fesdi e gli Intergruppi parlamentari, si punta a diffondere modelli virtuosi, capaci di migliorare la salute individuale e collettiva.
Durante la tavola rotonda promossa dall’Osservatorio permanente sullo sport sono stati presentati i nuovi dati Istat sulla pratica sportiva. Nel 2024 sono 21,5 milioni gli italiani attivi nello sport, pari al 37,5% della popolazione dai tre anni in su. Persistono però importanti differenze: il 43,4% degli uomini fa sport contro il 31,8% delle donne, mentre il divario territoriale vede il Nord nettamente più attivo rispetto al Sud. Rilevante anche il ruolo del titolo di studio, con una partecipazione sportiva che passa dal 6,1% tra chi ha la sola licenza elementare al 55% tra i laureati. Positivo, invece, l’aumento dell’attività fisica nelle fasce più anziane.
«Lo sport è per tutti e deve essere parte integrante del percorso di cura – sostiene Raffaelle Buzzetti , presidente Fesdi e Sid - al pari dei farmaci e delle nuove tecnologie. Promuovere l’attività fisica significa investire in salute pubblica e sostenibilità, perché un cittadino più attivo è anche un cittadino più sano».
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