Lo studio
Così la luce naturale può aiutare a controllare il diabete
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    Immagine: Flash Alexander flashbuddy, CC0, via Wikimedia Commons
Redazione
Le lunghe ore passate in ambienti chiusi, sotto luci artificiali, manda in tilt il nostro orologio biologico e contribuisce al malfunzionamento del metabolismo

Viviamo al chiuso, sotto luci che non sono quelle del sole ma quelle artificiali, seguendo orari che spesso non rispettano in nostro corpo. È in questo scarto tra l’orologio biologico e il mondo contemporaneo che, secondo molti ricercatori, si annida una parte dell’epidemia moderna delle malattie metaboliche. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Cell Metabolism prova ora a illuminare il problema, mostrando che la luce naturale può aiutare a controllare il diabete di tipo 2.

Trascorriamo quasi il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi, esposti a un’illuminazione artificiale più debole e senza le naturali variazioni di lunghezze d’onda che caratterizzano la luce naturale. Un’abitudine apparentemente innocua, che però contribuisce al “disallineamento circadiano”, cioè la perdita di sincronizzazione tra i nostri orologi biologici interni e i segnali ambientali.

Per capire se e quanto la luce naturale giochi un ruolo diretto nel metabolismo umano — in particolare nel controllo della glicemia — un gruppo internazionale di ricercatori dell’Università di Ginevra, degli Ospedali universitari di Ginevra, dell’Università di Maastricht e del German Diabetes Center ha condotto uno studio che ha coinvolto tredici persone con diabete di tipo 2. 

I volontari, hanno trascorso quattro giorni e mezzo in spazi abitativi appositamente allestiti presso l’Università di Maastricht. In una fase, gli ambienti erano illuminati da luce naturale attraverso grandi finestre; nell’altra, esclusivamente da luce artificiale. Dopo almeno quattro settimane di pausa, ogni partecipante è tornato per una seconda sessione, sperimentando la condizione opposta a quella che aveva provato la prima volta.

«Questo modello sperimentale ci consente di studiare le stesse persone in entrambe le condizioni, limitando la variabilità individuale dei risultati», spiega Hoeks. «A parte la fonte di luce, tutti gli altri parametri di stile di vita — pasti, sonno, attività fisica, tempo davanti agli schermi — sono stati mantenuti rigorosamente identici».

Nonostante la breve durata dell’esperimento, l’effetto è emerso con chiarezza. Nei partecipanti esposti alla luce naturale, i livelli di glucosio nel sangue rimanevano nell’intervallo normale per un numero maggiore di ore al giorno e mostravano minori fluttuazioni. «Sono due elementi fondamentali che indicano che i nostri volontari con diabete sono riusciti a controllare meglio la glicemia», afferma Patrick Schrauwen. «Inoltre, il loro livello di melatonina era leggermente più alto la sera e anche il metabolismo ossidativo dei grassi risultava migliorato».

Per comprendere cosa accadesse a livello più profondo, gli scienziati hanno analizzato campioni di sangue e di muscolo prelevati prima, durante e dopo ciascun periodo di esposizione alla luce. «Abbiamo studiato la regolazione degli orologi molecolari nelle cellule muscolari scheletriche, insieme a lipidi, metaboliti e trascritti genici nel sangue», racconta Charna Dibner. «Nel loro insieme, i risultati mostrano chiaramente che l’orologio interno e il metabolismo sono influenzati dalla luce naturale. Questo potrebbe spiegare il miglior controllo della glicemia e la migliore coordinazione tra l’orologio centrale nel cervello e quelli presenti negli organi».

Lo studio è il primo a mostrare che la luce naturale, rispetto a quella artificiale a cui siamo esposti per la maggior parte del tempo, può avere un impatto benefico sulla salute metabolica.

«I prossimi passi saranno studiare le interazioni tra esposizione alla luce naturale e salute metabolica in condizioni di vita reale», spiega Jan-Frieder Harmsen, primo autore dello studio, che sottolinea come la ricerca «metta anche in evidenza l’impatto, spesso sottovalutato, dell’architettura degli edifici sulla nostra salute».

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