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L’Europa dispone delle competenze scientifiche per cambiare il corso delle patologie cardiometaboliche, ma paga il prezzo di percorsi diagnostici e assistenziali ancora troppo frammentati. È l'allarme lanciato dall'incontro "State of Health – The Milan Dialogue", promosso dall’azienda farmaceutica Lilly a Milano parallelamente ai lavori del congresso della European Association for the Study of Diabetes. L'incontro ha riunito ministri, economisti ed esperti della comunità scientifica per delineare una strategia comune capace di coniugare tutela della salute e sostenibilità economica.
I costi dell'inazione pesano in maniera diretta sul tessuto produttivo del continente. Le sole patologie cardiovascolari generano una spesa annuale superiore ai 282 miliardi di euro nell'Unione Europea, di cui circa 47 miliardi dovuti alle giornate lavorative perse e al calo di produttività. Il ritardo nelle diagnosi e l'assenza di interventi precoci finiscono così per scaricare la maggior parte degli oneri sui bilanci delle famiglie, sul mercato del lavoro e sul sistema di protezione sociale.
Nel corso del dibattito sono emerse tre forti criticità strutturali a livello europeo. La prima riguarda la mancata consapevolezza della malattia: secondo la International Diabetes Federation (Federazione Internazionale del Diabete), nella Regione Europea si contano circa 22 milioni di adulti che convivono con il diabete senza aver mai ricevuto una diagnosi. La seconda riguarda l'assenza di strumenti di monitoraggio omogenei, visto che soltanto sei Stati membri tracciano i risultati clinici attraverso cartelle elettroniche o registri nazionali. La terza è legata ai tempi d'attesa per l'accesso alle nuove terapie: tra l'autorizzazione dell'Unione Europea e l'effettiva somministrazione al paziente trascorrono in media 532 giorni, con picchi che superano i tre anni in alcuni Paesi.
All’evento sono intervenuti, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Antonio Tajani, e Paolo Gentiloni, già presidente del Consiglio e già Commissario europeo per l’Economia.
«Prevenire le patologie cardiometaboliche su larga scala è oggi possibile e l’Europa non può permettersi di restare ferma. Oggi disponiamo delle terapie e delle evidenze scientifiche necessarie, ma non ancora di sistemi e risorse adeguati a tradurle pienamente nella pratica», ha affermato Dave Ricks, Chair e Chief Executive Officer di Eli Lilly and Company. «Sul fronte della prevenzione, l’Europa può contare su un vantaggio ancora poco sfruttato: sistemi sanitari in grado di adottare rapidamente e su larga scala interventi di comprovata efficacia. È quindi necessario riequilibrare priorità e risorse. Destinare alla prevenzione appena tre centesimi per ogni euro speso in sanità non è sufficiente, mentre i nostri sistemi sono ancora prevalentemente orientati alla gestione dell’assistenza acuta e in presenza, piuttosto che alla tutela continuativa della salute su larga scala. Il confronto di questa sera rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. Cogliere pienamente l’opportunità offerta dalla prevenzione cardiometabolica su scala di popolazione significa rafforzare i sistemi sanitari europei, la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo e la competitività dell’Europa», ha concluso.
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