Lo studio
Fare sport dopo una diagnosi di cancro allunga la vita
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    Immagine: Peter van der Sluijs, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Chi si allenava prima della diagnosi di cancro, continui a farlo. Chi non lo faceva, inizi. Perché una regolare attività fisica abbinata alle terapie indicate riduce il rischio di mortalità per tutte le cause

No, non basta allenarsi per sconfiggere il cancro. E non tutti i malati di cancro possono farlo con l astessa intensità. Però, una costante attività fisica dopo una diagnosi di cancro, se associata alle terapie indicate per ciascun paziente, aiuta a ridurre significativamente la mortalità sia per cancro sia per tutte le altre cause. Vale a dire che allunga la vita.

È quanto sostiene uno studio condotto da ricercatori del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York e  pubblicato sul Journal of Clinical Oncology

Monitorando l’attività fisica di 11.480 sopravvissuti al cancro, con diagnosi di cancro alla prostata, al polmone, al colon-retto e all’ovaio,  è emerso che un esercizio continuativo in accordo con le linee guida internazionali è associato una riduzione del 25 per cento del rischio di mortalità per tutte le cause nei 16 anni successivi alla diagnosi in confronto a nessun tipo di movimento. 

In particolare, un’attività fisica “da manuale” è associata a una significativa riduzione della mortalità per cancro.  

Rispettare le linee guida significa svolgere esercizi di intensità moderata per almeno 4 giorni a settimana, in sessioni della durata media di almeno 30 minuti, oppure dedicarsi ad attività di intensità elevata per almeno 2 giorni a settimana, con allenamenti della durata media di almeno 20 minuti. 

I ricercatori hanno analizzato i tassi di mortalità nei due gruppi in cui avevano divisi i partecipanti, attivi e non attivi. Ebbene, nel gruppo delle persone che svolgevano regolare attività fisica (33% del campione) si sono verificati 1.459 decessi, mentre nel gruppo dei sedentari (45%) ci sono stati 3.206 decessi. 

La sopravvivenza globale mediana dalla diagnosi è stata di 19 anni per gli sportivi e di 14 anni per i non sportivi.

A 5 anni dalla diagnosi il tasso di mortalità per cancro è stato del 12 per cento tra le persone attive rispetto al 16 per cento tra i non attivi e la mortalità per altre cause è stata rispettivamente del 2,4 e del 6,4 per cento.

Anche la quantità di attività sportiva conta. I ricercatori hanno osservato infatti una precisa relazione dose-risposta tra esercizio fisico e mortalità. 

La sopravvivenza aumenta di più per chi si allena tanto quanto indicato dalle linee guida o anche oltre. Chi si adegua alle indicazioni riduce il rischio di mortalità del 25 per cento. Chi supera la soglia raccomandata arriva a ridurre il rischio di morte del 33 per cento. 

Ma anche chi fa meno del dovuto ha un vantaggio (rischio di mortalità ridotto del 19%) rispetto a chi non si muove affatto. 

I benefici dello sport sono stati dimostrati per diversi tipi di cancro, dai tumori della mammella, a quelli dell’endometrio o della testa e del collo, della prostata e del rene.  La riduzione del rischio di mortalità va dal  22 per cento per il cancro della prostata al 59 per cento per il cancro dell’endometrio.

Resta da chiarire però se i benefici riscontrati siano da attribuire direttamente all’attività fisica o non possano dipendere anche dall’adesione a uno stile di vita più sano generalmente adottato da chi si allena con costanza. 

«L’esercizio fisico è una medicina e questi risultati lo confermano. L’esercizio fisico (oltre alle terapie standard) è una delle migliori pillole quotidiane che i sopravvissuti al cancro possono assumere per ottimizzare la loro longevità», hanno affermato Stacey A. Kenfield, SM, ScD, e June M. Chan, ScD, entrambi dell'Università della California a San Francisco, in un editoriale che accompagna lo studio.

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