Non é perfetto e nemmeno infallibile, ma almeno per ora dell'indice di massa corporea (BMI) non se ne può fare a meno. A schierarsi in sua difesa è la Società italiana dell’obesità (Sio) dall’European Congress on Obesity (ECO2026, a Istanbul dal 12 al 15 maggio).
Per la Società scientifica il BMI è ancora l’unico strumento di screening rapido, universale e a costo zero che abbiamo, nonostante in Italia l’83% dei pazienti non lo conosca.
«Vogliamo mandare in pensione il BMI?» si interroga Silvio Buscemi, presidente Sio. «Prima – risponde - troviamo un’alternativa che non sia un ostacolo per i pazienti. Oggi assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d’organo che complicano e rallentano l’accesso ai trattamenti; dall’altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l’obesità resterà una malattia invisibile».
È vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi, ammette Buscemi, ma, prosegue, «è un riferimento che la popolazione e i medici hanno impiegato 40 anni a metabolizzare. Chiedere oggi di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d’organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il BMI ci permette di fare screening subito».
A conferma della necessità di semplificare anziché complicare, il presidente Sio ricorda lo studio ITROS, condotto su un campione di 1,8 milioni di pazienti italiani: solo il 17% presenta il dato del BMI registrato nelle cartelle dei medici di famiglia. Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a causa di barriere burocratiche e mancanza di tempo. «Siamo ancora all’alba della misurazione di base - sottolinea Buscemi - e c’è chi vorrebbe già imporre parametri d'élite. Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il BMI nell’83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi? Significherebbe rendere l’obesità una malattia fantasma per il sistema sanitario».
La Sio denuncia inoltre come la legge sulla privacy stia ostacolando la ricerca e la prevenzione, impedendo la creazione di un registro epidemiologico efficace. «È assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy» sostiene infine Buscemi: «Affrontare l’obesità, che colpisce 6 milioni di italiani, richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile come il BMI e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio, impossibilitati a valutare l’efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. È come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori».
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