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DidascaliaImmagine: Allen Lab, NCI/NIH
Cancro contro cancro, puntando sull’effetto boomerang: i punti di forza delle cellule tumorali diventano l’arma con cui sconfiggere i tumori. Funzionano così le nuove terapie cellulari Car-T presentate in uno studio su Nature: il trattamento basato sulla ingegnerizzazione dei linfociti del paziente acquista una maggiore efficacia esattamente nello stesso modo in cui i tumori diventano più forti, ossia tramite specifiche mutazioni delle cellule cancerose.
Attualmente le terapie Car-T vengono usate con buoni risultati in alcuni tipi di tumore del sangue come linfoma e mieloma multiplo.
La procedura è complessa: le cellule immunitarie (linfociti T) prelevate dal paziente e separate dal resto delle cellule del sangue sono inviate in laboratorio dove vengono geneticamente modificate in modo tale da esprimere sulla loro superficie il recettore Car (chimeric antigen receptor) capace di riconoscere le cellule tumorali. I linfociti T ingegnerizzati vengono poi reinfusi nel paziente con un procedimento simile a una trasfusione di sangue.
Nella nuova versione potenziata, queste terapie innovative potrebbero funzionare anche nei casi in cui si sviluppano meccanismi di resistenza oppure nei tumori solidi, una tipologia di cancro per cui le attuali terapie Car-T non sono efficaci.
Lo studio dimostra infatti che i linfociti T ingegnerizzati che presentano la stessa mutazione trovata nelle cellule T cancerose possono sconfiggere i tumori che non rispondono alle attuali terapie Car-T.
«La funzione naturale delle cellule T non è abbastanza buona. Dobbiamo esplorare la funzionalità estrema delle cellule T», afferma Kole Roybal, immunologo dell’Università della California, San Francisco e coautore dello studio.
I ricercatori hanno pensato di cercare le risorse nascoste dei linfociti nelle stesse mutazioni che trasformano le cellule T sane in cellule T più resistenti e cancerose.
Così Roybal e i colleghi hanno preso 71 mutazioni trovate nelle cellule T cancerose, le hanno inserite nelle cellule Car-T e hanno monitorato il comportamento di tutti i linfociti T mutati.
Dall’osservazione è emerso che le cellule Car-T che trasportavano una proteina denominata CARD11-PIK3R3 si erano infiltrate in profondità nei tumori e da lì avevano svolto un’attività antitumorale di lunga durata.
La terapia Car-T potenziata con CARD11-PIK3R3 è stata testata su topi affetti da tumori del sangue e da tumori solidi. I risultati sono promettenti: il tumore si dissolve usando un quantitativo di cellule ingegnerizzate enormemente più basso di quello usato nelle terapie attuali. Normalmente il trattamento con Car-T si basa su milioni di cellule geneticamente modificate. Nella nuova versione ne sono bastate 20mila.
È come se la mutazione CARD11-PIK3R3 “mettesse il turbo” alle cellule T modificate rendendole molto più efficaci di quelle tradizionali. I ricercatori escludono la possibilità che queste cellule potenziate con la mutazione si trasformino in cellule tumorali perché la loro attività è amplificata solo quando le cellule cancerose si trovano nelle vicinanze.
Gli scienziati ora sperano di trovare altre mutazioni del cancro che possano rendere più efficaci le terapie con cellule T.
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