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Tumori cerebrali pediatrici, individuato un nuovo bersaglio molecolare
Redazione
Corpo

Una ricerca internazionale ha identificato un meccanismo molecolare in grado di rallentare la crescita del medulloblastoma, il tumore cerebrale maligno più frequente in età pediatrica. Alla ricerca, coordinata dall’Institut Curie, hanno partecipato anche ricercatori della Sapienza Università di Roma. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Cancer Cell.

Il medulloblastoma è una patologia particolarmente aggressiva e caratterizzata da una forte eterogeneità biologica, che rende necessari approcci terapeutici personalizzati. In molti casi il tumore è associato a un’elevata attività dell’oncogene MYC, una condizione che contribuisce alla resistenza alle terapie oggi disponibili, basate su chirurgia, radioterapia e chemioterapia.

Proprio per superare questi limiti, i ricercatori si sono concentrati sui meccanismi metabolici che sostengono la crescita tumorale. Lo studio ha analizzato dati clinici e campioni tumorali di circa 400 pazienti pediatrici, una delle coorti più ampie a livello internazionale. 

L’analisi ha riguardato diversi livelli biologici, dal DNA all’RNA messaggero, fino alle proteine e ai metaboliti cellulari. È emerso che le cellule del medulloblastoma accumulano lipidi sotto forma di gocce lipidiche, utilizzate come riserva energetica per sostenere la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule tumorali.

Nei tumori caratterizzati dall’attivazione di MYC, tuttavia, il semplice blocco della sintesi lipidica non si è dimostrato sufficiente a fermare la crescita del tumore. Le cellule neoplastiche, infatti, riescono a compensare importando lipidi dall’ambiente extracellulare. Lo studio ha però individuato un punto critico in questo processo: l’enzima DGAT1, coinvolto nella formazione delle gocce lipidiche. L’inibizione di questo enzima ha portato a una significativa riduzione della crescita tumorale e a un miglioramento della sopravvivenza nei modelli sperimentali.

I risultati individuano così una nuova vulnerabilità metabolica nei sottotipi più aggressivi di medulloblastoma e aprono la strada allo sviluppo di terapie mirate potenzialmente più efficaci e meno tossiche, con l’obiettivo di ridurre gli effetti collaterali nei pazienti pediatrici.


 

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