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DidascaliaImmagine: Diego Menjibar / Msf
Rendere accessibili i trattamenti oncologici anche laddove le risorse sono scarse e i territori sono segnati da emergenze umanitarie non è un traguardo irraggiungibile. Lo dimostra l’esperienza di Medici Senza Frontiere (MSF), che per la prima volta porta al Congresso mondiale sul cancro — in programma a Hong Kong dal 24 al 26 settembre 2026 — i datti tratti della esperienze maturate nei programmi di cura avviati in Mali e in Malawi.
Il cancro ha un peso enorme anche nei paesi a basso e medio reddito. Circa l’ottanta per cento dei decessi legati al tumore al seno e alla cervice uterina nel mondo si registra nei Paesi più poveri. Le stime elaborate dagli esperti di salute globale indicano che, entro il 2050, il volume dei casi di cancro in queste aree aumenterà del 150 per cento.
«Dieci anni fa, durante la crisi siriana, non eravamo adeguatamente preparati a rispondere ai bisogni sanitari delle persone sfollate i cui trattamenti per malattie non trasmissibili, compreso il cancro, erano stati improvvisamente interrotti dal conflitto» afferma la dottoressa Claire Rieux, direttrice medica di Medici Senza Frontiere. «Oggi le nostre équipe offrono cure oncologiche, dallo screening al trattamento fino alle cure palliative, in diversi paesi. Lavoriamo insieme ai ministeri della salute, a professionisti, reti comunitarie ed esperti impegnati nella lotta contro il cancro. Vogliamo continuare a imparare e contribuire a rendere l’accesso alle cure più equo in questo settore».
I risultati e le criticità dei programmi in Mali
Nei contesti complessi, l'azione di Medici Senza Frontiere produce risultati significativi ma si scontra con ostacoli sistemici. Nel quadro del programma gestito dall'organizzazione e dai partner locali a Bamako, tra il 2021 e il 2025 oltre 2.300 donne hanno ricevuto assistenza medica per tumore al seno o alla cervice uterina. Nello specifico, l'intervento ha seguito 1.386 pazienti con tumore al seno e 968 con tumore alla cervice, garantendo circa 2.600 sedute di chemioterapia l'anno, oltre 9.300 consulti di cure palliative e 1.793 visite domiciliari. Un ruolo di primo piano è stato svolto anche dal supporto fornito al primo laboratorio pubblico di anatomia patologica del Paese, in grado di effettuare biopsie e indagini oncologiche.
Nonostante questi sforzi, il panorama sanitario locale resta critico: il Mali dispone di appena cinque oncologi e di un’unica unità di radioterapia per ventidue milioni di abitanti, un reparto rimasto non disponibile per lunghi periodi tra il 2024 e il 2025. Un’analisi retrospettiva condotta sui risultati assistenziali tra il 2019 e il 2022 evidenzia comunque progressi incoraggianti: la percentuale di diagnosi precoci — pur limitata complessivamente a un quarto dei casi — è raddoppiata per il tumore alla cervice, passando dal 14 per cento del 2019 al 28 per cento del 2022. Riguardo al tumore al seno, i tassi di sopravvivenza globale registrati dallo studio si attestano al 91 per cento a un anno dalla diagnosi e al 72 per cento a tre anni, dati che richiedono tuttavia cautela a causa di una quota del 30 per cento di pazienti di cui non è stato possibile tracciare lo stato di sopravvivenza.
Prevenzione e screening avanzati in Malawi
In Malawi, dove si registra uno dei tassi di mortalità per tumore della cervice più alti al mondo, l'intervento avviato a Blantyre nel 2018 copre l'intero percorso assistenziale, dalla prevenzione alle cure palliative. Tra il 2021 e il 2025 il programma ha preso in carico 3.340 pazienti affette da tumore della cervice, eseguendo oltre mille trattamenti per lesioni precancerose, 713 interventi chirurgici di isterectomia, 217 interventi per tumori ovarici e della vulva, e inviando 249 pazienti alla radioterapia, oltre a erogare 8.795 consulti di cure palliative. Nel distretto, la copertura dello screening per il tumore alla cervice è salita dal 40 per cento del 2019 a quasi il 60 per cento del 2025.
«Il nostro lavoro si concentra anche sul supportare le persone lungo tutto il percorso di cura, offrendo educazione sanitaria, assistenza psicologica e supporto sociale e collaborando strettamente con associazioni locali e persone sopravvissute al cancro» afferma Nancy Kamwaza, responsabile di Medici Senza Frontiere per la promozione della salute e il coinvolgimento delle comunità in Malawi. «Farmaci e protocolli clinici da soli non bastano: chi affronta un tumore ha bisogno di informazioni chiare, supporto emotivo e pratico e continuità delle cure, per orientarsi nel trattamento e affrontare l’impatto più ampio della malattia sulla propria vita e sulla propria famiglia».
L'impegno dell'organizzazione si estende all'innovazione metodologica attraverso la partecipazione al progetto di ricerca internazionale PAVE. L'iniziativa sperimenta una strategia a basso costo che unisce la genotipizzazione dell’Hpv a una valutazione visiva automatizzata basata sull’intelligenza artificiale, agevolando l'individuazione tempestiva dei soggetti ad alto rischio. Gli specialisti rammentano tuttavia che l'efficacia dei programmi di screening risulta viziata qualora le fasi successive della diagnosi e dei trattamenti rimangano inaccessibili o sovraccariche.
L'espansione globale dei progetti e le barriere all'accesso
Negli ultimi cinque anni, l'azione oncologica di Medici Senza Frontiere ha trovato applicazione in diverse aree geografiche oltre a Mali e Malawi. Nella provincia di Morobe, in Papua Nuova Guinea, l'organizzazione collabora con le autorità locali per rafforzare i servizi oncologici dell'ospedale Angau Memorial di Lae, concentrandosi inizialmente su tumori della cervice, del seno e del cavo orale. In Eswatini, all'interno della clinica di Sitsandziwe, le attività integrano la salute sessuale e riproduttiva con la vaccinazione contro l’Hpv e l'approccio di screening, triage e trattamento raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, ricorrendo anche alla telemedicina: dal 2023 sono state sottoposte a screening oltre 3.700 donne, con 121 trattamenti per lesioni precancerose e 159 invii per sospetta patologia tumorale.
L’esperienza complessiva dell'organizzazione dimostra la fattibilità della gestione oncologica in scenari di crisi, pur evidenziando il persistere di barriere legate a prezzi elevati, carenze di farmaci, scarsità di personale specializzato e debolezze logistiche.
«Troppo spesso alle persone con tumore vengono negate cure non perché non esistano strumenti efficaci, ma perché hanno prezzi inaccessibili, non sono disponibili quando servono o non sono adatti ai contesti con risorse limitate», afferma il dottor Zarak Jan, referente advocacy di Medici Senza Frontiere per l’accesso ai farmaci. «È il momento che paesi e finanziatori mostrino una forte volontà politica per colmare questo divario, investendo nelle cure oncologiche e garantendo che diagnosi e trattamenti salvavita siano accessibili, adattabili e disponibili anche nei contesti umanitari e con poche risorse».
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