Lo studio
Anemia, ne soffre 1 donna su 3. Nessun progresso negli ultimi 30 anni
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    Immagine: Pedro Ribeiro Simões from Lisboa, Portugal, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Redazione
Nel 2021 il 33,7% delle donne tra i 15 e i 49 anni soffriva di anemia rispetto all’11,3% degli uomini. La carenza di ferro nell’alimentazione è la causa principale. L’Africa subsahariana e l’Asia meridionale le regioni più colpite

L’anemia è donna. Oggi nel mondo sono 2 miliardi le persone affette dalla malattia del sangue, 420 milioni in più rispetto al 1990. Sono diminuiti i casi gravi (sia tra gli uomini che tra le donne), ma la prevalenza resta alta soprattutto tra le donne in età riproduttiva e tra i bambini con meno di 5 anni. È questo lo scenario descritto da uno studio dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) di Seattle (Usa) appena pubblicato su Lancet Hematology che ha ricostruito la diffusione dell’anemia nel mondo negli ultimi trent’anni (1990-2021) scoprendo che i progressi ci sono stati, ma riguardano solo la popolazione maschile. 

Nel 2021, il 31,2 per cento delle donne soffriva di anemia rispetto al 17,5 per cento degli uomini. La differenza tra i due generi era ancora più marcata quando il dato veniva riferito all’età riproduttiva, ossia tra i 15 e i 49 anni. In questa fascia di età, la prevalenza dell'anemia nelle donne era del 33,7 per cento rispetto all’11,3 per cento negli uomini.

«Da questo studio che abbraccia un periodo di 30 anni, sappiamo che il quadro globale dell'anemia è migliorato, ma ci sono ancora ampie disparità quando si restringe l'attenzione su area geografica, sesso ed età», commenta Nick Kassebaum, autore senior dello studio,  a capo del team di salute neonatale e infantile dell'Institute for Health Metrics and Evaluation che ha partecipato allo studio. 

I ricercatori hanno selezionato e analizzato 37 cause alla base dell’anemia. La principale è la carenza di ferro nell’alimentazione che è responsabile dell 66,2 per cento dei casi pari a 825 milioni di donne e 444 milioni di uomini. 

Nelle donne incidono anche i disturbi ginecologici e le emorragie in gravidanza o durante il parto. Nei bambini, la malnutrizione è la causa principale dell’anemia, seguita dalle anomalie della sintesi dell’emoglobina (anemia falciforme, talassemie), da malattie infettive, Hiv e malaria. 

«Nel corso degli anni, ci si è concentrati molto sulla riduzione dell'anemia a livello globale, ma le donne e i bambini hanno mostrato i progressi minori. Questa situazione ha cause complesse che hanno a che fare con l'accesso alla nutrizione, con la condizione socioeconomica, con la scarsa diffusione di metodi contraccettivi e con capacità di identificare e trattare le cause alla base dell'anemia. I nostri dati mostrano che gli uomini adulti se la sono cavata molto meglio», ha dichiarato Will Gardner, principale autore dello studio. 

Il maggior numero di casi si concentra nell'Africa sub-sahariana e nell'Asia meridionale. Nel 2021, la prevalenza più elevata si è registrata nell'Africa subsahariana occidentale (47,4%), nell’Asia meridionale (35,7%) e nell'Africa subsahariana centrale (35,7%).

Le regioni con il minor numero di casi sono invece l’Australia e la Nuova Zelanda (5,7%), l'Europa occidentale (6%) e l’America del Nord (6,8%).

I singoli Paesi con i tassi più alti di anemia sono Mali, Zambia, Togo (ciascuno con una prevalenza superiore al 50%). 

I Paesi meno colpiti dalla malattia del sangue sono Islanda, Norvegia, Monaco (inferiore al 5%).  

Le cause dell’anemia variano da Paese a Paese. Nell'Africa subsahariana meridionale, per esempio, si registra il maggior numero di casi associati all’Hiv, mentre nelle regioni dell'Africa subsahariana centrale, orientale e occidentale si osserva il più alto tasso di anemia legato alla malaria.

L'anemia non è una condizione da sottovalutare, fanno notare i ricercatori, perché è  associata a disturbi di varia natura, sia fisici che psichici. L’anemia favorisce l’ansia e la depressione ed è legata a un rischio maggiore di parto pretermine, emorragia postpartum, basso peso alla nascita del neonato, natimortalità e infezioni sia per il bambino che per la madre.

«L’anemia si manifesta in modo diverso a seconda del gruppo colpito. Per i bambini, l'anemia può avere un impatto sullo sviluppo del cervello e sulla cognizione, quindi il trattamento e la gestione precoci sono cruciali, come accedere a una alimentazione di alta qualità e a cibi ricchi di nutrienti e/o ricevere cure per le infezioni parassitarie e la malaria. Molte giovani donne e ragazze, non hanno abbastanza informazioni sulla perdita di sangue durante le mestruazioni, non posseggono opzioni adeguate per gestire efficacemente i problemi mestruali e non sanno come come gestire l'anemia quando si verifica. Sappiamo che l'anemia può avere un impatto sulla salute mentale perché la debolezza e l'affaticamento associati possono interferire con le attività desiderate», afferma Theresa McHugh, tra gli autori dello studio.

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