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Car-T: al Sant’Orsola di Bologna trattati 240 pazienti; in arrivo la prima cell factory
Redazione
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L’Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli” dell’Irccs Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna è capofila nell’utilizzo delle terapie CAR-T in Italia con 240 pazienti trattati (190 linfomi, 46 mielomi e 4 leucemie acute linfoblastiche), e con più di 240 trial clinici, di cui un terzo sui linfomi, con farmaci sperimentali di fase 1, fase 2 e fase 3. Ora il centro si avvia alla realizzazione di una ‘cell factory’ per la produzione di Car-T a scopo no profit e all’interno di studi clinici.

È quanto emerso dall’evento “CAR-T Cells, risultati e prospettive nei tumori del sangue” promosso da Air (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma) e che ha preceduto l’apertura dell’Hematology Summit (13-15 maggio), prestigioso meeting internazionale in Ematologia con il patrocinio della Società Italiana di Ematologia (Sie) e con la presenza di oltre sessanta tra i maggiori esperti delle diverse patologie oncoematologiche provenienti da tutto il mondo.

«Quando siamo partiti, più di cinque anni fa i Centri Cart-T autorizzati alla somministrazione di queste terapie cellulari erano non più di 5-6, ad oggi sono oltre 40 i centri etichettati come centri Cart-T», ha dichiarato Pier Luigi Zinzani, professore di Ematologia Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Direttore Istituto di Ematologia “L. e A. Seràgnoli”, IRCCS Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna e Presidente Sie. «Noi siamo stati capofila nell’utilizzo delle Car-T. Oltre il 40% dei pazienti che vediamo proviene da fuori regione e questo perché da molti anni siamo il Centro in Italia con il maggior numero di trial clinici di farmaci sperimentali di fase 1, 2 e 3, per cui diamo la possibilità, soprattutto a quei pazienti che non rispondono alle terapie convenzionali, di poter essere trattati con farmaci innovativi sperimentali».

In questi ultimi cinque anni si è allungato l’elenco delle Cart-T che hanno l’indicazione all’utilizzo in alcuni tumori del sangue: ad oggi, sono più di 11 e stanno partendo studi di fase 1 per la seconda generazione di Car-T autologhe, quelle che vengono prodotte con i linfociti T del paziente stesso, ma sono in corso anche diversi studi per la produzione di Car-T allogeniche, prodotte da donatori sani o da cellule staminali pluripotenti. Ancora molto resta da fare: allargare le indicazioni, anticipare l’utilizzo nelle prime linee, diminuire la tossicità, accorciare i tempi di produzione e di ricovero, aumentare la potenza e la durata a dosi più basse, ridurre i costi di produzione e di manifacturing.

È in questo scenario che si inserisce il progetto del Policlinico IRCCS Sant’Orsola di realizzare una ‘cell factory’, la prima in Emilia Romagna, per la produzione di Car-T accademiche, ovvero prodotte in ambito ospedaliero/universitario a scopo no profit e all’interno di studi clinici.

«La cell factory è nella fase finale della sua realizzazione ed è sostenuta dalla ricerca traslazionale clinica e preclinica di nuovi costrutti», ha raccontato Francesca Bonifazi, direttore dell’Unità Complessa di Trapianto e Terapie Cellulari, dell’Irccs Sant’Orsola. «Il nostro obiettivo è quello di produrre Car-T accademiche nuove e di trovare nuove indicazioni, possibilmente più efficaci e che possano essere utilizzate anche per malattie del sangue che non sono attrattive per le company farmaceutiche».

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