Indagare i tumori più a fondo con un nuovo metodo basato sulla risonanza magnetica e sullo studio del movimento dell’acqua

La tecnica

Indagare i tumori più a fondo con un nuovo metodo basato sulla risonanza magnetica e sullo studio del movimento dell’acqua

di redazione

Aumentare il potere diagnostico della risonanza magnetica sfruttando il movimento dell’acqua nelle cellule. È la strategia messa a punto da un team di ricercatori dell’Università di Torino per effettuare una valutazione più accurata della malignità dei tumori e dell'efficacia dei trattamenti. 

La chiave per un trattamento mirato ed efficace è localizzare con precisione il tumore e determinare il grado di malignità. La risonanza magnetica è un potente strumento che fornisce immagini altamente dettagliate dei tessuti interni del corpo umano, con un'elevata accuratezza e senza rischi per il paziente. Il nuovo metodo sviluppato a Torino va però ben oltre, spingendosi a visualizzare dettagli funzionali delle cellule tumorali.

Nel corso della risonanza magnetica gli atomi di idrogeno dell’acqua presente nei tessuti nel corpo vengono “magnetizzati”. Questo processo fornisce immagini tridimensionali dei tessuti, con una estrema risoluzione spaziale. Spesso, al fine di migliorare la capacità diagnostica della tecnica, ai pazienti vengono iniettati, nei vasi sanguigni, agenti di contrasto a base di gadolinio. Tali molecole escono dai vasi del tumore e si concentrano nello spazio extracellulare, migliorando la definizione delle immagini e facilitando la localizzazione del tumore.

Il team italiano è esperto in una tecnica di risonanza magnetica chiamata Chemical Exchange Saturation Transfer (Chest), una sorta di “trucco” che sfrutta lo scambio di protoni tra l'acqua e altre molecole al fine di aumentare la sensibilità della risonanza magnetica e di ottenere importanti informazioni sull’ambiente chimico. 

Nel lavoro recentemente pubblicato su Angewandte Chemie Int. Ed., i ricercatori hanno mostrato come utilizzare questa metodologia per “osservare” molecole presenti all’interno delle cellule tumorali, come la creatina. Ma la vera innovazione e potenzialità del metodo sviluppato è stata quella di utilizzare queste molecole come “spie” interne alla cellula, per verificare cosa succede nella cellula tumorale. In questa maniera, si riescono ad avere informazioni più dettagliate sulle cellule tumorali e si è trovato un metodo per studiare, tramite la risonanza magnetica, il potenziale aggressivo del tumore.

Usando il metodo Cest, i ricercatori hanno osservato cambiamenti nelle immagini della risonanza magnetica dopo l'aggiunta del mezzo di contrasto a base di gadolinio. Questi cambiamenti riflettono la permeabilità della membrana cellulare del tumore all'acqua, fornendo informazioni cruciali sulla sua aggressività. Il team ha testato con successo il metodo su modelli murini di tumore al seno, e i risultati sono promettenti. Oltre a rivelare dettagli sulla malignità, il metodo si è dimostrato utile nel valutare l’efficacia di una terapia farmacologica. I ricercatori hanno infatti dimostrato come il farmaco chemioterapico Doxorubicina abbia ridotto immediatamente la permeabilità all'acqua, indicando una risposta positiva al trattamento.

Nella pratica basterà prolungare la durata della risonanza magnetica di  due tre minuti per effettuare l’ulteriore analisi che fornirà al medico importanti informazioni diagnostiche in più. La nuova metodica viene già proprosta al’IRCCS SDN Synlab di Napoli.