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DidascaliaImmagine: Tony Webster from Portland, Oregon, United States, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons
Nel 2022 in Europa (intesta come regione europea dell’Oms) le diagnosi di Hiv sono aumentate del 4,2 per cento, in 37 Paesi su 49 è stato registrato un incremento dei casi. Non è necessariamente una brutta notizia: da una parte infatti vuol dire che sono stati eseguiti più test e che meno persone restano ignare della loro condizione.
Almeno così la vede Andrea Ammon, direttrice dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc): «Anche se un aumento delle diagnosi nel 2022 potrebbe sembrare negativo, è la prova che stiamo andando nella giusta direzione con molte persone che vivono con l’HIV in grado di accedere meglio ai test, alle cure e ai servizi di di cui hanno bisogno».
Ma i dati dell’ultimo rapporto congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (ufficio regionale per l’Europa) e dell’European Centre for Disease Prevention and Control sull’Hiv/Aids in Europa hanno indubbiamente anche un significato negativo. Il numero delle infezioni è ancora alto: nel 2022 nella Regione europea dell’Oms, che oltre agli Stati membri dell’Unione europea comprende le repubbliche ex-sovietiche, sono state effettuate 110.486 diagnosi di Hiv portando il totale delle persone che convivono con il virus a 2,4 milioni. Il dato dimostra che si può fare di più per prevenire le infezioni. Inoltre, si stima che ancora oggi quasi il 30 per cento delle persone con Hiv non sappia di aver contratto il virus. «Questo aumento delle diagnosi è un grande risultato e mi congratulo con tutti coloro che si impegnano a rendere disponibili test rapidi nelle comunità in cui vivono i pazienti. Tuttavia, abbiamo ancora molta strada da fare per garantire che nessuno venga lasciato indietro. Sappiamo che nella nostra Regione c’è un numero significativo di persone che non sa di vivere con l’HIV. Infatti solo il 72 per cento è a conoscenza del proprio status», dichiara Hans Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa.
I danni dello stigma
Lo stigma è il principale ostacolo alla diagnosi. «Solo nell’ultimo anno, 1 persona su 6 che vive con l’Hiv ha evitato i servizi sanitari per paura di essere trattata diversamente», dichiara Ammon.
Una mancata diagnosi o una diagnosi tardiva è un doppio problema, perché impedisce alle persone di accedere alla terapia antiretrovirale che può assicurare una buona qualità di vita e favorisce la circolazione del virus. In tutta Europa, più della metà delle diagnosi arriva troppo tardi, quando la conta dei CD4 è inferiore a 350 cellule/mm3, un valore che indica una compromissione avanzata del sistema immunitario.
«Una diagnosi di Hiv non corrisponde a una sentenza di morte. esistono trattamenti altamente efficaci che aiutano anche a ridurre la diffusione dell’infezione, mantenendo al sicuro i propri cari», dichiara Kluge.
Differenze tra Paesi
Il rapporto descrive uno scenario estremamente disomogeneo con il 71 per cento delle nuove diagnosi segnalate nei Paesi dell’Est, il 20,3 per cento in quelli dell’Ovest e solamente l’8,1 per cento in quelli del Centro. Anche se continuano a essere quelli con il maggior numero di casi, i Paesi dell’Est hanno fatto qualche passo avanti rispetto all’anno precedente nell’accessibilità ai test e nell’individuazione degli individui a rischio offrendo così i trattamenti specifici a un numero maggiore di persone precedentemente non diagnosticate. Il sesso eterosessuale rimane la via di trasmissione più comunemente segnalata nell’Europa dell’Est, sebbene la trasmissione attraverso rapporto sessuali tra uomini sia aumentata in modo significativo negli ultimi dieci anni.
Il 16,6 per cento delle diagnosi nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo (UE/SEE) riguarda persone provenienti da altri Paesi con un’infezione contratta prima dell’arrivo. «Questi dati indicano la necessità di servizi di prevenzione e test dell’Hiv sensibili ai migranti e di un rapido collegamento a un trattamento accessibile per tutte le persone che vivono con l’Hiv nella regione. Solide strategie di sorveglianza, monitoraggio e valutazione svolgono un ruolo cruciale nell’identificare e affrontare le vulnerabilità all’interno delle popolazioni chiave, consentendo alle autorità sanitarie di colmare le lacune e adattare gli interventi ai cambiamenti osservati sul campo come il notevole aumento della migrazione in tutta la regione europea», si legge nel rapporto.
A che punto siamo rispetto agli obiettivi 95-95-95
Rispetto agli obiettivi fissati per il 2025 dal United Nations Programme on HIV/AIDS (Unaids), ossia 95 per cento di tutte le persone con Hiv diagnosticate, 95 per cento di quelle diagnosticate trattate con antiretrovirali, 95 per cento di quelle trattate viralmente soppresse, la regione Europea dell’Oms ha raggiunto in generale rispettivamente la soglia dell’83-85-93 per cento. In media, nel 2022 il 65 per cento delle persone con Hiv (PLHIV, people living with HIV) ha raggiunto la soppressione virale, un dato sostanzialmente analogo a quello del 2021 (64%) e lontano dall’obiettivo di arrivare all’86 per cento delle persone che vivono con Hiv in soppressione virale.
I risultati variano nel territorio. La sottoregione occidentale è quella più vicina ai target dell’Unaids: con il 90 per cento di tutti i casi diagnosticati, il 96 per cento di quelli diagnosticati in trattamento e il 94 per cento di quelli in trattamento viralmente soppresso. Per la subregione del Centro, queste cifre sono rispettivamente dell’85, 80 e 76 per cento, mentre per la subregione dell'Est sono rispettivamente del 78, 78 e 93.
L’importanza della soppressione virale
Con l’82 per cento delle persone che vivono con Hiv in soppressione virale, la sottoregione occidentale è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di sopprimere viralmente l’86 per cento di tutte le persone con Hiv, mentre le sottoregioni del Centro (51%) e dell’Est (57%) devono fare ancora sostanziali progressi.
Va ricordato che per le persone con Hiv in trattamento con farmaci efficaci vale la formula U=U, “Undetectable = Untrasmittable” o in italiano N=N “Non rilevabile = Non trasmissibile”: le persone in terapia che mantengono persistentemente la “carica virale” a livelli non misurabili da almeno 6 mesi (soppressione virale) non hanno capacità di contagio.
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