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L'indagine
Quattro uomini su cinque faticano a parlare dei propri problemi sessuali
Redazione
Corpo

La Gen Z (nati all'incirca tra il 1997 e il 2012) è più aperta al dialogo sulla sessualità e pronta a reagire ai primi segnali di disagio, ma spesso si rivolge prima ad amici e familiari. I Millennials (nati tra il 1981 e il 1996) tendono a rimandare il confronto con il medico, cercando soluzioni autonome o discutendo con partner e amici. Gen X (1965-1980) e Boomer (1946-1964), meno orientati alla prevenzione, si rivolgono invece al medico di famiglia o allo specialista quando il problema persiste.

È la sintesi del quadro restituito dalla survey promossa da Viatris e realizzata da IQVIA su mille uomini italiani tra 18 e 70 anni da luglio a settembre 2025 per esplorare come vivono oggi la propria salute sessuale.

Nonostante sei uomini su dieci riconoscano l’importanza della sessualità per autostima e vita di coppia, il 45% dichiara di non essere soddisfatto del proprio benessere sessuale. Parlarne resta complesso: quattro su cinque dichiarano disagio nel condividere difficoltà con qualcuno, con motivazioni che vanno dall’imbarazzo alla paura del giudizio.

Solo un uomo su cinque si attiva subito ai primi sintomi di un problema sessuale. I più giovani mostrano maggiore proattività, dichiarandosi pronti ad agire subito in caso di problemi sessuali, ma tendono a cercare di risolvere il problema da soli, chiedendo consigli informali ad amici e familiari. I Millennials si affidano agli stessi interlocutori, oltre al mondo online, ma solo alla comparsa di sintomi più importanti o evidenti. La Gen X e i Boomer, invece, attendono che il problema diventi persistente per rivolgersi poi direttamente al medico di medicina generale (primo punto di riferimento per il 52% degli intervistati, soprattutto al Centro e al Nord) o allo specialista (35%), con una prevalenza al Sud.

Sei uomini su dieci, però, ammettono di provare disagio ad affrontare l’argomento con un medico. Tra i motivi prevalgono imbarazzo e vergogna (33%), la paura del giudizio (24%) e la difficoltà a trovare le parole giuste (12%). Quest’ultima, insieme al timore di essere percepiti come deboli o fragili, è più frequente nei giovani, mentre tra gli uomini più maturi pesa la scarsa abitudine a rivolgersi a un medico per problemi intimi (23%).

L’età influenza anche la tipologia di specialista a cui ci si rivolge. Se le generazioni più in là con gli anni prediligerebbero l’urologo o l’andrologo (uno su due), circa uno su tre tra i più giovani sceglierebbe di rivolgersi a uno psicologo.

In particolare, la disfunzione erettile, che riguarda circa 3 milioni di uomini in Italia, continua a essere un tema delicato. Pur avendo una prevalenza del 13% (dal 2% tra 18-34 anni al 48% oltre i 70 anni), il dialogo con il medico è spesso ritardato. 

«Nella mia esperienza clinica – osserva Emmanuele Jannini, professore di Endocrinologia e sessuologia medica all’Università di Roma Tor Vergata - vedo ogni giorno come il dialogo tra medico e paziente sia fondamentale per affrontare queste problematiche e arrivare a soluzioni efficaci». Purtroppo però, prosegue, «gli uomini che riescono a chiedere aiuto per le loro difficoltà sessuali sono ancora troppo pochi».

Per Fabio Torriglia, Country Manager di Viatris in Italia, «è fondamentale abbattere lo stigma e favorire un confronto più aperto sulla sessualità, così da incoraggiare un numero crescente di uomini a rivolgersi al medico per ricevere una diagnosi precoce, il supporto necessario per affrontare serenamente questa situazione con la/il proprio partner e la terapia più adatta».
 

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